Ancona – Finisce in carcere pusher marocchino 28enne

La polizia intensifica i controlli tra Piazza Ugo Bassi, Piazza D'Armi e Via Colombo

Ancona, 28 settembre 2018 – Nel mirino degli agenti delle Volanti della Questura si sono intensificati nelle ultime 24 ore i controlli a  soggetti tossicodipendenti e borderline che gravitano tra Piazza Ugo Bassi, Piazza D’Armi e Via Colombo.

A finire nella rete delle pantere è stato un marocchino di 28 anni con numerosi precedenti per reati contro il patrimonio e stupefacenti. Erano circa le 12.00 di ieri quando i poliziotti hanno effettuato un controllo all’interno dell’area dell’ex Cras, che attualmente ospita diversi uffici pubblici e poliambulatori tra cui anche il Sert, luogo di cura destinato al recupero delle tossicodipendenze.

Ancona – Il “magazzino” fatiscente del pusher marocchino

Nell’occasione notavano il marocchino, già conosciuto per precedenti specifici in materia di spaccio di droga, che parlava con un altro extracomunitario appena uscito dal Sert dove aveva fruito delle cure specifiche per il proprio stato di tossicodipendenza.

Gli agenti seguivano i due fino a quando si addentravano in un edificio rosso in stato di abbandono. Il marocchino, servendosi di una scala, saliva al secondo piano entrando da una finestra aperta. Poco dopo ne usciva consegnando una dose di eroina al connazionale.

Ancona – La scala usata dal marocchino per raggiungere il “magazzino” fatiscente e lo stupefacente recuperato dalla Polizia

Durante l’intervento per il fermo lo spacciatore, tentando la fuga, gettava nei cespugli un cofanetto di caramelle che, una volta recuperato, rivelava al suo interno una dozzina di dosi di eroina per un totale di una decina di grammi. Bilancino di precisione e materiale per il confezionamento della droga venivano rinvenuti all’interno dei locali tra mucchi di immondizia e sporcizia.

Il marocchino, A. R., 28 anni e senza fissa dimora, è stato arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti, reato aggravato dal fatto di essere stato commesso nelle vicinanze di una struttura medica per il recupero delle tossicodipendenze (art. 80 del D.P.R. 309/90), e accompagnato presso il carcere di Montacuto.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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