Ancona – Finisce in carcere per stalking un italiano 50enne

Da anni perseguitava la ex moglie con molestie e minacce. Recidivo, era stato già condannato a sei mesi per lo stesso motivo

Ancona – Nelle ultime ore, la Polizia di Stato della Questura di Ancona ha tratto in arresto il pluripregiudicato S. D., cittadino italiano 50enne, responsabile del reato di atti persecutori nei confronti della ex moglie (stalking).

L’attività di indagine, coordinata dalla Procura, si è conclusa con la richiesta di un provvedimento restrittivo della libertà personale nei confronti dell’uomo. A seguito di ciò, il giudice per le indagini preliminari ha emesso un’ordinanza di applicazione della custodia in carcere.

Ancona – I “falchi” della Squadra mobile

Il provvedimento restrittivo è stato disposto in quanto l’uomo, con condotte reiterate, continuava a molestare e a minacciare la donna, facendosi trovare continuamente sotto casa di lei, restandoci a lungo nel tentativo di convincerla a riallacciare il loro rapporto.

S. D. era stato già condannato con sentenza definitiva per atti persecutori nei confronti della ex moglie, con una pena sospesa di sei mesi di reclusione ma, di fatto, non aveva mai smesso di molestarla e minacciarla nel corso degli anni, obbligandola a modificare persino le proprie abitudini di vita.

La Polizia, nel corso del tempo, era stata chiamata varie volte dalla donna nelle varie situazioni di paura in cui si era trovata.

L’ultimo episodio di stalking risale alla fine di febbraio quando l’uomo si è presentato per l’ennesima volta sotto casa della povera vittima che, presa dalla paura di una ulteriore violenza, ha richiesto l’intervento degli agenti intervenuti con prontezza.

A seguito dell’emissione del provvedimento cautelare, i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Ancona hanno raggiunto lo stalker nelle prime ore del mattino dell’altro ieri, presso il suo appartamento. Dopo le prime formalità di rito, l’uomo è stato collocato in carcere a Montacuto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo