Ancona – Continuano le truffe telefoniche agli anziani

Finti avvocati delle assicurazioni o finti poliziotti chiamano a casa per riscuotere la cauzione di presunti parenti fermati in Questura e responsabili di incidenti mai avvenuti

Ancona, 12 aprile 2019 – Prosegue l’attività straordinaria di controllo del territorio della Polizia di Stato, fortemente voluta dal Questore Claudio Cracovia. E i risultati non sono mancati nelle ultime 24 ore: controllate 211 persone; 509 veicoli accertati con il sistema di lettura targhe “Mercurio” e 7 locali pubblici verificati, soprattutto quelli nelle vicinanze della stazione ferroviaria, della zona del Piano San Lazzaro ed Archi, dove si registra una maggiore presenza di cittadini extracomunitari. Elevate anche 11 sanzioni al C.d.S. per mancate coperture assicurative, revisioni ed utilizzo del telefono cellulare durante la guida.

Ieri, alcuni utenti hanno telefonato al 113 della Questura di Ancona per segnalare il ricevimento di telefonate, al loro fisso, da parte di alcuni soggetti che spacciandosi per finti avvocati delle assicurazioni o appartenenti alle forze dell’ordine, richiedevano il pagamento di cospicue somme di denaro per il rilascio dei propri parenti in stato di fermo.

Signora sono l’avvocato dell’assicurazione… suo nipote ha causato un incidente stradale con feriti e adesso è in Questura… è necessario pagare 4mila euro per farlo tornare a casa…”, il tenore della telefonata.

Subito dopo la telefonata, seguiva l’arrivo di un uomo che suonava al citofono e chiedeva la consegna del denaro. Addirittura, come nel caso successo a due arzille signore anconetane di 79 e 87 anni abitanti rispettivamente a Posatora e Grazie, proponendo il pagamento anche in oggetti preziosi che potevano lanciare dal balcone.

Le due anziane non sono cadute nella trappola e hanno chiamato il 113. “Non apra la porta signora, è sicuramente una truffa, arriviamo subito”, la risposta dell’operatore che ha immediatamente inviato sul posto le Volanti di zona e la Squadra Mobile per la ricostruzione dei fatti e le indagini del caso.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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