Ancona – Cartelloni pubblicitari: la Polizia ne trova 40 fuorilegge

Erogate sanzioni amministrative per circa 25mila euro

Ancona – Il proliferare selvaggio di cartelloni ed impianti pubblicitari ai margini delle strade non pregiudica solo il decoro urbano ma è fattore di rischio per la sicurezza stradale.

Per questo motivo, il Legislatore disciplina quella forma di pubblicità oltre che con i regolamenti comunali anche con l’art. 23 del Codice della Strada che commina la sanzione di euro 422,00 più la rimozione.

La verifica dei cartelloni pubblicitari non in regola da parte delle forze dell'ordine ha prodotto sanzioni per circa 25mila euro
La verifica dei cartelloni pubblicitari non in regola da parte delle forze dell’ordine ha prodotto sanzioni per circa 25mila euro. Controllati quelli esposti in zona Baraccola

Nelle scorse settimane un team di operatori dell’ufficio verbali della Polizia Stradale diretti dal dott. Fabio Santone, ha effettuato in collaborazione con la Polizia Municipale un censimento di tutti gli impianti pubblicitari ai margini di due arterie periferiche ad alta intensità di traffico presenti in zona Baraccola (Ancona), dove la successione di quegli impianti pubblicitari causano un più alto rischio di distrazione e di restrizione del campo visivo per il conducente.

Dei 43 blocchi di cartelli pubblicitari presi in esame, ognuno dei quali composti dalla successione ravvicinata di singoli pannelli, solo 3 sono risultati in regola, dando luogo negli altri casi alle sanzioni amministrative previste per un importo di circa 25mila euro, oltre al conseguente obbligo della rimozione.

Nei prossimi giorni analoghe iniziative saranno ripetute in altre aree dela zona metropolitana.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi