Ancona – 29enne anconetano ubriaco minaccia di morte un giornalista

Il cronista si riserva di querelare così a denunciarlo sono stati i Carabinieri

Ancona, 24 giugno 2020 – Se ne andava in giro di notte, ubriaco, seminando scompiglio tra gli avventori di diversi locali pubblici nel centro di Ancona. Fino ad arrivare a minacciare di morte un cronista del Corriere Adriatico.

È successo lo scorso venerdì. Il giornalista, seduto a un tavolino all’aperto di un bar del centro con alcuni amici, se lo è visto arrivare di fronte con sguardo torvo e fare minaccioso. L’ubriaco, fissandolo con insistenza e avvicinandosi a pochi centimetri dal suo viso, gli avrebbe chiesto: “Ci conosciamo?” Al diniego del cronista, l’altro avrebbe continuato dicendo: “allora, abbassa lo sguardo perché se non lo fai ti ammazzo!” Dopodiché, nel silenzio generale di tutti gli avventori presenti che si sono guardati bene dall’istigarlo ulteriormente, l’ubriaco se ne è andato per la sua strada.

I carabinieri dorici, dando seguito alle varie segnalazioni pervenute al 112 da parte di clienti di diversi locali del centro e di Piazza del Plebiscito, alla fine lo hanno rintracciato e identificato in Piazza della Repubblica: un 29enne anconetano con qualche precedente. Siccome era ubriaco e nessuno aveva sporto denuncia nei suoi confronti, neppure il giornalista lo aveva fatto, i carabinieri lo hanno semplicemente multato per ubriachezza molesta.

Nei giorni successivi però, i carabinieri venivano a conoscenza a mezzo stampa della minaccia di morte subita dal giornalista. Le descrizioni particolareggiate del soggetto e le successive indagini, li ha portati a non avere dubbi sul fatto che l’autore delle minacce era lo stesso 29enne che avevano multato giorni prima per ubriachezza e molestie ai clienti di vari locali.

Dal momento che il giornalista si è riservato di sporgere querela nei confronti del giovane anconetano, ci hanno pensato i carabinieri a denunciarlo per minaccia aggravata e ora sarà la Procura a decidere nei suoi confronti.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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