4mln di euro per la promozione 2017 del vino marchigiano nel mondo

Verdicchio, Rosso Conero, Bianchello, Lacrima di Morro e Colli Maceratesi al centro del progetto

Fermo – «Italia, Unione europea, Usa, Canada. Ma anche Cina, Giappone, Russia, Norvegia, e India. La promozione del Verdicchio e delle altre denominazioni dell’Istituto marchigiano di tutela vini riparte quest’anno con un mix di azioni sia verso i mercati di sbocco tradizionali che sui Paesi emergenti, Cina in primis».

Da sinistra: FABIO PICCOLI, direttore Wine Meridian; DENIS PANTINI, direttore area Agroalimentare di Nomisma; ALBERTO MAZZONI, direttore IMT; ANNA CASINI, vice-presidente Giunta regionale e assessore Agricoltura Regione Marche; ANTONIO CENTOCANTI, presidente IMT; GIORGIO DELL’OREFICE, giornalista Sole24 Ore – Radiocor Plus
Da sinistra: FABIO PICCOLI, direttore Wine Meridian; DENIS PANTINI, direttore area Agroalimentare di Nomisma; ALBERTO MAZZONI, direttore IMT; ANNA CASINI, vice-presidente Giunta regionale e assessore Agricoltura Regione Marche; ANTONIO CENTOCANTI, presidente IMT; GIORGIO DELL’OREFICE, giornalista Sole24 Ore – Radiocor Plus

Lo ha annunciato ieri, 3 febbraio, a Enoliexpo Adriatica nel corso del convegno dedicato all’export enologico, il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (www.imtdoc.it), Alberto Mazzoni. «Il nostro consorzio – ha proseguito – è tra i primi ad aver puntato sul valore degli autoctoni, su cui ha investito oltre 20mln di euro dal 2010 a oggi con azioni di promozione finanziate per il 40% direttamente dai nostri produttori. Una scommessa sulla nostra identità che oggi rappresenta sempre più un elemento distintivo del brand Marche».

È di oltre 4mln il budget di promozione di quest’anno, che somma i 2mln di investimenti previsti nell’ambito della misura Ocm Promozione e gli altrettanti stanziati dal Psr Marche e ripartiti tra azioni promozionali, di informazione e pubblicitarie.

Tra i Paesi terzi su cui si concentra l’attività Ocm, gli Usa raccolgono oltre un terzo degli investimenti; budget importanti anche per Canada (19,3%) e Cina (18,3%). A seguire, Giappone (10,5%), Russia (7%), Norvegia e la new entry India.

 ALBERTO MAZZONI, direttore IMT; ANNA CASINI, vice-presidente Giunta regionale e assessore Agricoltura Regione Marche; ANTONIO CENTOCANTI, presidente IMT
Da sinistra: ALBERTO MAZZONI, direttore IMT; ANNA CASINI, vice-presidente Giunta regionale e assessore Agricoltura Regione Marche; ANTONIO CENTOCANTI, presidente IMT

L’Istituto marchigiano di tutela vini unisce 465 aziende associate per 16 denominazioni di origine, di cui 4 Docg. «Il maxi-consorzio – ha aggiunto il presidente Imt, Antonio Centocanti – è una realtà unica in Italia nel suo genere che oggi esprime l’82% dell’export delle Marche e il 45% della superficie vitata regionale, con più di 8mila ettari tra le province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo. Un’area produttiva che fa squadra e che non investe solo in promozione: nell’ultimo biennio sono stati infatti impiegati oltre 13mln di euro tra ristrutturazione e riconversione vigneti e tecnologia in cantina».

Il programma di iniziative previste quest’anno e presentate ieri, parte forte dalle fiere internazionali, con le collettive di Prowein a Dusseldorf (19-21 marzo), il Vinitaly (Verona, 9-12 aprile) e Tuttofood (Milano, 8-11 maggio). Ancora mix cibo-vino a ottobre, con le rassegne di Anuga (Colonia), il Sana di Bologna e il Polagra Food in Polonia, mentre il vino marchigiano sarà protagonista per un anno a ‘Fico’, il nuovo parco tematico di Farinetti dedicato all’enogastronomia di qualità e alla biodiversità, in apertura nel prossimo autunno.

Numerosi anche gli appuntamenti extrafieristici: Collisioni di Barolo (luglio) sarà replicato con un’edizione jesina (a settembre) tutta dedicata al vino con circa 40 operatori internazionali del settore. E il programma di incoming accompagnerà l’attività in Italia per tutto l’anno, con press tour dedicati in particolare alle due ‘nozze d’oro’, di Verdicchio di Matelica e Rosso Conero Doc ma anche a Bianchello del Metauro, Lacrima di Morro d’Alba e Colli Maceratesi.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Fate come vi pare, ma non siate stupidi!

Breve reportage sul professor Matteo Bassetti al Festival osimano del Giornalismo d’inchiesta delle Marche


Camerano, 12 settembre 2021 – C’è questo fatto dello scorso venerdì, quello del professor Matteo Bassetti (al centro nella foto) – infettivologo e direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino di Genova – ospite al Teatro Torquis di Filottrano della decima edizione del Festival del Giornalismo d’inchiesta delle Marche.

C’è la reazione sui social alla notizia pubblicata da Corriere del Conero, da parte di centinaia di lettori o pseudo tali, che hanno letteralmente massacrato Bassetti per il suo ardire a partecipare ad un festival giornalistico, lui che: “giornalista non è”, “più divo televisivo che infettivologo”, “stattene a casa, merda”, “vergognati, sei al soldo delle Bigfarma e racconti un sacco di balle”, e altre simili amenità postate dai tantissimi laureati all’Università dell’insulto-ignoranza-maleducazione.

A salutarlo, l’altra sera a Filottrano, c’erano il Prefetto di Ancona Darco Pellos, il presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche Franco Elisei, l’ex sindaco di Osimo Stefano Simoncini che il Covid ha costretto su una carrozzina, lo staff organizzativo dello Ju-Ter Club e di +76, una platea di spettatori contingentata dalle normative antivirus e tantissime forze dell’ordine: Carabinieri, Polizia, Digos, Polizia Locale.

Da emerito ignorante in materia di pandemie, possessore del Green Pass (senza il quale non avrei potuto essere lì, né svolgere la professione di giornalista che racconta eventi e partecipa alle conferenze stampa, senza per questo sentirmi costretto, discriminato o defraudato della mia libertà d’espressione o di movimento), ho passato oltre due ore ad ascoltare Bassetti. E la conclusione è che mi è piaciuto sia come uomo sia come medico. Mi piace il suo modo schietto e diretto nel raccontare, il suo parlar chiaro senza timore di mandare a quel paese chi dice stronzate (modus che mi appartiene), la sua preparazione che non mi appartiene affatto.

Pensatela come vi pare. In natura, ogni specie ha il dovere di fare qualunque cosa in suo potere per salvaguardarsi, iniziando dal singolo e dalla cerchia parentale. Non esiste una regola o un protocollo, esiste l’istinto, nel caso del genere umano il buon senso, specialmente quando il nemico da combattere non si conosce e le azioni vanno inventate lì per lì e pesate in base alle sue reazioni. Inoltre, gli errori vanno messi in conto. Per cui, al di là delle mie impressioni personali, ecco alcune cose dette l’altra sera in ordine sparso da Bassetti. Leggetele come vi pare.

“Quando la critica diventa violenza, allora è inaccettabile”; “Noi siamo fortunati, chi protesta contro i vaccini dovrebbe pensare a tutti quei Paesi che ci invidiano il nostro accesso alle cure. In Africa è stata vaccinata solo il 2% della popolazione”; “il nostro sistema sanitario è uno dei tre migliori al mondo”; “in un mese, durante la fase acuta della pandemia, alcuni medici ed infermieri hanno accumulato fino a 230 ore di straordinario, e su quello non hanno avuto un euro”; “per dedicarci completamente al Covid, abbiamo chiuso gli altri reparti e questo non è più accettabile”; “quando la politica entra nella medicina fa un grande casino, ognuno faccia il suo mestiere”; “ho molta paura di quella politica che fa l’anti-scienza”.

A Matteo Bassetti piace la televisione? È vero. Nelle 50 stanze della terapia intensiva al San Martino, grazie ad una donazione del Rotary di Genova ha fatto installare 50 televisori: “i pazienti non potevano sentire la voce per via dei respiratori accesi, ma almeno vedevano delle immagini in movimento anziché una parete bianca”.

Non vedo l’ora di poter fare il terzo richiamo del vaccino. Non perché sia un maniaco delle inoculazioni, tutt’altro. Semplicemente perché al momento la medicina non ha altro da offrire per combattere le varianti del Covid e, come ha spiegato Bassetti: “le varianti si sviluppano proprio là dove il tasso di vaccinazione è stato molto basso, non a caso sono arrivate dall’Inghilterra, dal Brasile, dall’Africa…” Scuole di pensiero… In ultimo, ma questo lo dico io, fate un po’ come vi pare ma non siate stupidi né tantomeno violenti!

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