Via Montorso, urge la messa in sicurezza del manto stradale

Gianluca Castagnani: “In un tratto pericoloso occorre un guard rail”

Loreto, 5 luglio 2020 – «Tutta l’area della località Montorso sembra un mondo a parte – esordisce Gianluca Castagnani consigliere comunale di Loreto Libera – si è sviluppata urbanisticamente ma è stata lasciata nel dimenticatoio, eppure cinque anni di Amministrazione comunale sono tanti e qualche intervento andava programmato e alcune cose andavano fatte».

A detta di Castagnani un intervento sul manto stradale della via è improrogabile. Con l’avvento dei centri commerciali di Pizzardeto il volume del traffico è aumentato notevolmente, e peggiora ulteriormente d’estate grazie alle auto e agli scooter che si dirigono verso il mare: «Le radici degli alberi hanno creato dossi pericolosi che obbligano le auto ad invadere la corsia opposta. E i tombini troppo infossati sono un pericolo per scooter e moto»

Gianluca Castagnani, consigliere comunale di Loreto Libera

L’invito di Castagni ad intervenire con urgenza è rivolto all’assessorato competente: «Il tratto di strada che si affaccia sulla vallata di Montorso –  teatro dei raduni delle Giornate della Gioventù alla presenza di Papa Giovanni Paolo II – è molto pericoloso. Le auto sfrecciano veloci, chi guida è distratto dal panorama. Per evitare il peggio, e che finiscano nella profonda scarpata sottostante, occorre inserire barriere protettive come un guard rail. Salvaguardando comunque le visuali paesaggistiche e gli alberi che arricchiscono questo scorcio verso il Monte Conero e la Riviera da Scossicci fino a Numana».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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