Tornano i buoni spesa alimentari per cittadini e famiglie in difficoltà

Modalità e requisiti per farne richiesta

Loreto, 26 marzo 2021 – L’Amministrazione comunale loretana si è nuovamente attivata per soddisfare le necessità dei propri cittadini in stato di necessità a causa dell’emergenza da Covid-19 decidendo, per la seconda volta, di erogare buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari e prodotti di prima necessità in seconda istanza.

I buoni spesa alimentari sono titoli  spendibili  negli esercizi commerciali aderenti nel Comune di Loreto; l’elenco è pubblicato sul sito internet del Comune. L’ammontare del buono spesa è stabilito nel modo seguente:

prima istanza:  € 150,00 per ciascun componente il nucleo familiare  fino ad un massimo di tre componenti, incrementato  di € 50,00 per ogni ulteriore componente il nucleo stesso;

seconda istanza: € 75,00  per ciascun componente il nucleo familiare fino ad un massimo di tre componenti, incrementato di € 25,00 per ogni ulteriore componente il nucleo stesso.

Le seconde  istanze vanno inoltrate utilizzando per la presentazione la procedura online raggiungibile al link: https://buonispesa.nuvolaitalsoft.it/ e verranno soddisfatte a scorrimento dei richiedenti aventi diritto fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

Possono farne richiesta, prioritariamente, i cittadini bisognosi colpiti dalla situazione economica determinatasi per effetto dell’emergenza Covid-19. I buoni spesa saranno concessi ai nuclei familiari in condizioni di “disagio economico” causato dall’emergenza epidemiologica, con difficoltà a sostenere le spese alimentari e di prima necessità.

in particolare:

Nucleo familiare non percettore di reddito, derivante da lavoro dipendente, il cui datore di lavoro abbia richiesto ammissione al trattamento di sostegno al reddito a zero ore;

Nucleo familiare non percettore di reddito, derivante da lavoro dipendente, il cui datore di lavoro abbia richiesto ammissione al trattamento di sostegno al reddito a ridotto orario di lavoro;

Nucleo familiare non percettore di reddito, derivante da attività autonoma, il cui titolare ha cessato/sospeso l’attività (commerciale, artigianale, industriale ecc…) a seguito dei provvedimenti emanati per contenere la diffusione del contagio da virus Covid-19;

Nucleo familiare in condizione di disagio economico segnalato da soggetti/associazioni del terzo settore, anche percettore di trattamenti pensionistici o di reddito da lavoro o beneficiario di forme di sostegno al reddito, purché di importo complessivo non superiore ad € 700,00;

Nucleo familiare in condizione di disagio economico in carico ai servizi sociali, anche beneficiario del reddito di cittadinanza, REI o altre forme di sussidio, purché di importo complessivo non superiore ad € 700,00;

Nucleo familiare privo di reddito.

Per la concessione dei “buoni spesa” si terrà conto del valore dei risparmi immediatamente disponibili, dichiarati  dal richiedente:

  • il saldo dei conti correnti bancari e/o postali, altri tipi di depositi e/o titoli bancari o postali,   intestati ai componenti del nucleo familiare non deve superare  complessivamente la somma di € 7.500,00 alla data del 30 novembre  2020.
  • Il nucleo familiare non deve percepire  altri redditi derivanti da proprietà di ulteriori unità immobiliari oltre alla casa di abitazione (a meno che venga comprovato che non viene percepito alcun canone di locazione).
  • Nessun componente del nucleo familiare deve risultare percettore di  altra forma di contributo pubblico o privato di sostegno al reddito (Reddito di cittadinanza, REI, NASPI, CIG), oltre quelli precedentemente elencati.
  • Nessun componente del nucleo familiare percepisce pensione o reddito da lavoro di importo mensile superiore ad € 700,00.
  • Per ciascun nucleo familiare può essere presentata  una sola domanda per accedere alla misura.

Le dichiarazioni sopra riportate saranno oggetto di verifica e controllo da parte degli Uffici comunali, che si avvarranno a tal fine della Guardia di Finanza, dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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