Simula il furto dell’auto, barista denunciata a piede libero

Mirava, dopo un urto contro un muretto, a farsi risarcire dall’assicurazione

Loreto, 7 giugno 2018 – Nella mattinata odierna, i militari della Stazione di Loreto, a conclusione di indagini di P.G., hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona per il reato di: simulazione di reato una barista pregiudicata identificata per C. C., nata e residente a Loreto (AN), classe 1985, nubile.

Sul conto della donna sono stati raccolti numerosi ed inconfutabili elementi che dimostrano che la stessa, il 30 marzo c.a., aveva simulato il furto della propria autovettura Kia Picanto.

Loreto – La radiomobile dei Carabinieri

All’epoca dei fatti, la donna denunciava tramite il 112 il furto della propria auto in Loreto nei pressi dell’ospedale ad opera di un giovane che poco prima gli aveva chiesto delle informazioni. L’auto poi, a dire della denunciante, veniva abbandonata dall’autore del furto danneggiata a seguito di urto contro un muretto di Via San Francesco.

Una versione che sin dall’inizio non aveva mai convinto i carabinieri di Loreto che a seguito di indagini riuscivano, anche attraverso testimonianze e tramite la visione di alcune telecamere di videosorveglianza, a dimostrare che non vi era stato nessun furto di autovettura ma che la stessa denunciante 33enne, dopo aver causato l’urto della macchina contro il muretto, simulava il furto della sua autovettura per poter ottenere un risarcimento fraudolento dalla propria assicurazione.

Di conseguenza a carico della barista scatta la denuncia a piede libero alla competente Procura di Ancona.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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