Simula il furto dell’auto, barista denunciata a piede libero

Mirava, dopo un urto contro un muretto, a farsi risarcire dall’assicurazione

Loreto, 7 giugno 2018 – Nella mattinata odierna, i militari della Stazione di Loreto, a conclusione di indagini di P.G., hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona per il reato di: simulazione di reato una barista pregiudicata identificata per C. C., nata e residente a Loreto (AN), classe 1985, nubile.

Sul conto della donna sono stati raccolti numerosi ed inconfutabili elementi che dimostrano che la stessa, il 30 marzo c.a., aveva simulato il furto della propria autovettura Kia Picanto.

Loreto – La radiomobile dei Carabinieri

All’epoca dei fatti, la donna denunciava tramite il 112 il furto della propria auto in Loreto nei pressi dell’ospedale ad opera di un giovane che poco prima gli aveva chiesto delle informazioni. L’auto poi, a dire della denunciante, veniva abbandonata dall’autore del furto danneggiata a seguito di urto contro un muretto di Via San Francesco.

Una versione che sin dall’inizio non aveva mai convinto i carabinieri di Loreto che a seguito di indagini riuscivano, anche attraverso testimonianze e tramite la visione di alcune telecamere di videosorveglianza, a dimostrare che non vi era stato nessun furto di autovettura ma che la stessa denunciante 33enne, dopo aver causato l’urto della macchina contro il muretto, simulava il furto della sua autovettura per poter ottenere un risarcimento fraudolento dalla propria assicurazione.

Di conseguenza a carico della barista scatta la denuncia a piede libero alla competente Procura di Ancona.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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