SiAmo Loreto sollecita interventi di recupero per la pineta di Viale Marche

Castagnani: “Necessaria la riqualificazione del patrimonio arboreo e la sistemazione del percorso pedonale”

Loreto, 7 aprile 2021 – Una delle varie aree a verde di Loreto da troppo tempo dimenticata è la pineta di Viale Marche, un parco che divide due importanti strade percorso quotidianamente da pedoni che si recano in centro città e viceversa. A chiedere ufficialmente la programmazione di interventi per la sua ripulitura, e per la verifica di stabilità di alcuni alberi, è Gianluca Castagnani consigliere di SiAmo Loreto.

Chi abita in Viale Marche a ridosso del Parco qualche anno fa vedeva il mare, oggi la densità e l’altezza del boschetto sono tali che la copertura arborea impedisce tale vista da ogni parte del giardino.

«Occorrerebbe – spiega Castagnani – ragionare su una graduale sostituzione di queste conifere con latifoglie sempreverdi, in modo da creare uno spazio vitale e non solo di passaggio. Di fatto, gli aghi di pino seppelliscono ogni manufatto: le poche panchine, i sentieri che diventano così pericolosamente scivolosi, i marciapiedi. Chiedo che venga effettuata una pulitura dell’area e, nei momenti giusti, la prevenzione da nidi di processionaria, a tutela della salute umana e dei nostri amici a quattro zampe».

Altra nota dolente arriva dai muretti che delimitano gli stessi percorsi pedonali, con mattoni che si staccano e vengono rinvenuti ovunque, spesso al di sotto della coltre di aghi di pino.

La lista civica capeggiata da Cristina Castellani, ufficializzando la richiesta, in sostanza chiede un intervento di ripristino dei muretti a secco, manutenzioni periodiche e quanto richiesto da Castagnani in merito alla composizione arborea ed arbustiva del parco.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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