Scontro fra un’auto e un furgone tra Via Manzoni e Via Fregosi

La conducente della Fiat Panda trasportata all’ospedale di Torrette con l’eliambulanza

Loreto – Intorno alle 13 di oggi, mercoledì 2 maggio, scontro fra una Fiat Panda e un furgone Mercedes all’incrocio tra Via Manzoni e Via Fregosi. Per cause ancora da ricostruire la Fiat, dopo l’urto piuttosto violento, ha abbattuto una quindicina di metri di recinzione del parco pubblico terminando la sua corsa a pochi centimetri da una grossa pianta.

Loreto – I primi soccorsi alla donna rimasta incastrata all’interno della sua Panda

Alla guida della Panda c’era una donna che è rimasta incastrata all’interno dell’auto. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Osimo, la polizia municipale, la Croce Verde di Castelfidardo.

I pompieri hanno estratto dalla vettura la conducente rimasta incastrata, tagliando una parte delle lamiere che la imprigionavano. Poi l’hanno affidata alle cure degli operatori del 118. Successivamente la donna, che è rimasta cosciente per tutta la durata delle operazioni, è stata trasportata con l’eliambulanza all’ospedale di Torrette.

Le sue condizioni non sono gravi, mentre è andata meglio al conducente del furgone che se l’è cavata con un grosso spavento.

 

redazionale


2 commenti alla notizia “Scontro fra un’auto e un furgone tra Via Manzoni e Via Fregosi”:

  1. Helga Wolff says:

    Veramente è successo verso le 11.30

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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