Neri Marcorè con un video saluta e ringrazia la Protezione Civile di Loreto

Il sindaco Moreno Pieroni sottolinea la sensibilità del celebre attore marchigiano

Loreto, 13 giugno 2021 – Neri Marcorè, celebre attore marchigiano, ideatore di RisoriMarche e già testimonial degli spot promozionali di Regione Marche, in un video girato dalle spiagge della Riviera saluta e ringrazia la Protezione Civile di Loreto.

«I fantastici quaranta dal cuore d’oro – come li definisce lui nel video – che hanno dato una grossa mano nel post terremoto; amici che ho incontrato in alcuni concerti di RisorgiMarche, e anche adesso nell’emergenza Covid in atto». (guarda il video).

Un bel gesto quello di Marcorè, che ancora una volta sottolinea quanto l’attore sia legato alla sua regione e attento a chi si prodiga ogni giorno per essa. Un gesto che non è certo sfuggito a Moreno Pieroni, sindaco di Loreto.

«Come sindaco non posso che condividere le parole di Neri Marcorè – ha scritto il primo cittadino loretano sulla sua pagina social – che ringrazio per la sua sensibilità verso i nostri volontari. Mi unisco a lui, a nome di tutta la città, nel ringraziamento al gruppo cittadino della Protezione Civile per lo straordinario lavoro svolto in questi 4 anni ed in particolare per l’impegno profuso nei lunghi mesi della pandemia. Davvero siete stati fondamentali per superare questo momento difficile».

Loreto – Il sindaco Moreno Pieroni

Nell’occasione, Pieroni ha aggiornato sull’attuale situazione della locale protezione Civile: «Uno speciale grazie va al coordinatore uscente Andrea Catalani, per l’ottimo coordinamento del Centro Operativo Comunale, e ad Amedeo Cesca, per il suo significativo impegno all’interno della Protezione Civile lauretana. A Matilde Mengoni e Paolo Palmieri, neo eletti venerdì scorso rispettivamente Coordinatore Tecnico e Vice Coordinatore Tecnico, vanno i miei più sentiti auguri di buon lavoro. Loreto vi ha nel cuore e conta su di voi».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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