L’ospedale declassato? No, anzi, potenziato!

Lo dichiara l’assessore regionale Pieroni in risposta agli attacchi di Loreto libera e Lega nord

LORETO. L’assessore regionale Moreno Pieroni risponde agli attacchi subiti dai rappresentanti della Lega nord e di Loreto libera attraverso un comunicato con cui fa chiarezza sulla vicenda dell’ospedale locale, rivolgendosi ai cittadini e agli abitanti della Vallata del Musone.

L'assessore regionale Moreno Pieroni
L’assessore regionale Moreno Pieroni

Nel documento, Pieroni spiega tutte le azioni messe in campo in accordo con il presidente della Regione Marche Ceriscioli, con i dirigenti dell’Asur e dell’Area vasta; e grazie anche alle sollecitazioni arrivate dal personale sanitario della struttura ospedaliera lauretana.

Circa un mese fa l’assessore regionale, impegnandosi ufficialmente, si era preso la responsabilità di farsi garante del nosocomio nei confronti delle istituzioni regionali. Di seguito i risultati.

L’ospedale Santa Casa di Loreto verrà potenziato e, in aggiunta ai servizi e alle prestazioni  già erogate, verrà mantenuto il punto di assistenza territoriale h24, con medici di turno sia nella fascia diurna che notturna.

Mantenimento della Potes (postazione territoriale dell’emergenza sanitaria).

Installazione della risonanza magnetica, i lavori presso il nosocomio per la giusta localizzazione sono già iniziati.

Istituzione del servizio di indagine pre-neonatale di II livello, unico in tutta la regione Marche.

Istituzione del servizio di chirurgia orale.

ospdeale-loreto

A quanto sembra l’ospedale di Loreto non solo è salvo ma viene potenziato. Ora aspettiamo gli sviluppi politici della vicenda con le risposte dei rappresentanti dei movimenti che avevano criticato l’operato di Pieroni.


2 commenti alla notizia “L’ospedale declassato? No, anzi, potenziato!”:

  1. luigi doffo says:

    se così è, grazie, ho sempre avuto fiducia, nonostante idee confuse, nel vostro e nel tuo caro ass. pieroni nel futuro di questa nostra città, che poi è anche la tua, che non sia state perse le speranze per la collettività!!!! buon lavoro.

  2. emidio spina says:

    CHE FACCIA TOSTA!!!!!

    Quello che scrive Moreno Pieroni non mi sorprende, mi sorprende invece due cose e precisamente:
    – Che Gianluca Castagnani e Cristina Castellani ancora oggi non hanno capito di che pasta è fatto Pieroni e di quanto sia capace di vendersi bene tra chi non ricorda e chi invece preferisce essere un ruffiano provincialotto. Pieroni che oggi addirittura usa il linguaggio renziano, poteva partecipare nell’assemblea tenutasi a Osimo con tutti i Consigli Comunali della Valle dell’Aspio e del Musone e nella quale tutti cercavano Ceriscioli e Pieroni (colui che anni prima in forma demagogica e clientelare prendeva le firme contro la chiusura dell’ospedale di Loreto) – ma loro (vigliaccamente) non c’erano;
    Che dal punto di vista politico Pieroni deve dire alla popolazione marchigiana che lo ha eletto se la sanità regionale pubblica andrà ad essere implementata o viceversa sarà implementata quella privata, poiché solo da lì si potrà vedere la fine dei piccoli ospedali, e se le scandalose liste di attesa potranno un giorno essere eliminate o accorciate.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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