Loreto – Lenzuola bianche alle finestre del centro per dire No all’antenna!

La mobilitazione del comitato di protesta cittadino spiegata dal prof. Raffi

Loreto – Il comitato dei cittadini per la tutela dei beni culturali ed ambientali di Loreto continua la sua battaglia contro l’installazione dell’antenna in pieno centro. Ultima ed evidente iniziativa, l’esposizione di lenzuola bianche con la scritta: ‘No all’Antenna’, fuori dalle finestre che affacciano lungo le vie del centro storico.

L'esplicito invito dei cittadini loretani a desistere dall'installazione di un'antenna ripetitore
L’esplicito invito dei cittadini loretani a desistere dall’installazione di un’antenna ripetitore in pieno centro storico

Un gesto di protesta eclatante, visibile a tutti, che segue le tante parole spese, le denunce di pericolo, gli inviti al sindaco a desistere. Un sindaco forse troppo morbido nell’affrontare la questione antenna, questo, almeno, il parere dei cittadini che si aspettavano un gesto risolutore che non è arrivato.

Da qui la nascita del comitato, e delle proteste, culminate stamattina con l’esposizione delle lenzuola. Un comitato che vede aumentare ogni giorno il numero degli aderenti, segno inequivocabile che quel ripetitore in centro non lo vuole proprio nessuno. Ne abbiamo parlato con il professore Franco Raffi, presidente del comitato stesso.

Presidente, lo scopo primario del comitato?

«Nasce per  garantire e preservare il territorio lauretano sia a livello ambientale che paesaggistico, ma  soprattutto vuole salvaguardare la salute dei cittadini residenti a Loreto e di tutti i turisti che visitano ogni anno la nostra città. Vorrei ricordare che il comitato è aperto a tutti ed è composto da semplici cittadini ed è apartitico».

Franco Raffi, presidente del comitato di protesta
Franco Raffi, presidente del comitato di cittadini che protesta contro l’installazione dell’antenna

Ci fa il punto sull’installazione dell’antenna?

«Abbiamo avuto un incontro con il sindaco che ha assicurato la sua attenzione e il suo interessamento ma, pur riconoscendo l’errore commesso dagli organi tecnici responsabili, non ha attuato quello che noi chiedevamo, e cioè il blocco immediato dei lavori e delle autorizzazioni. Una richiesta legittima perché  non è stato rispettato l’articolo 39 bis delle norme tecniche di attuazione del piano regolatore generale di Loreto, con variante il 2/8/2008, che vieta nei centri storici e nelle zone residenziali la collocazione di stazioni radio base.

L’unica azione che ha fatto il sindaco è quella di aver inviato una e-mail all’azienda telefonica  interessata, con l’invito a sospendere la realizzazione dell’opera facendo riferimento all’articolo sopra citato. Essendo una corrispondenza privata, non abbiamo potuto prendere visione della documentazione. Noi del comitato, ci saremmo aspettati un atto pubblico, un’ordinanza di sospensione lavori che non è stata fatta».

Quali saranno i vostri passi futuri?

«Al momento non ci sono incontri in programma. Il 24 gennaio si riunirà la commissione ambiente che vedrà la partecipazione di alcuni componenti dei gruppi consiliari e di esperti in materia, dove non è prevista la nostra presenza. Il sindaco, poi, ha fissato per il 27 gennaio un incontro pubblico per comunicare i risultati prodotti dalla commissione. Noi, comunque, non aspetteremo queste date per muoverci. Faremo sentire la nostra voce con forza, attraverso manifestazioni pubbliche che stiamo organizzando».

protesta-del-comitato

Una battaglia tutta in divenire dunque, dove tutti si augurano che prevalga il buon senso sugli interessi privati, a beneficio della salute delle persone. Un bene così prezioso, la salute, che non può essere barattato con nessuna moneta o interesse privato che sia.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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