Loreto – La banda delle scuole colpisce ancora

Questa volta è toccato alle scuole medie L. Lotto

Loreto – Ancora un furto in un plesso scolastico, questa volta è stata presa di mira  la scuola media Lorenzo Lotto, sita in via Bramante, che dall’inizio dell’anno scolastico ospita anche gli alunni della scuola elementare G. Marconi per via dell’inagibilità della propria struttura causata dal terremoto.

La scuola media Lorenzo Lotto in una foto di repertorio
La scuola media Lorenzo Lotto in una foto di repertorio

I ladri specializzati in furti scolastici, la notta scorsa si sono introdotti alla Lotto forzando una porta sul retro, una volta all’interno hanno manomesso i distributori automatici di merendine e bevande portando via alimenti e incasso.

La loro attenzione è passata poi all’aula multimediale, da dove hanno trafugato computer e Ipad collegati alla lavagna interattiva.

È ancora in corso l’inventario dei danni ma, dopo un primo sopralluogo il valore del furto si aggirerebbe intorno ai 30mila euro.

carabinieri-gazzella

Sull’episodio stanno indagando i carabinieri di Loreto, attraverso la visione delle immagini delle spycam pubbliche posizionate lungo la strada che porta al plesso scolastico il quale, purtroppo, non è dotato di specifica video sorveglianza.

Tante le reazioni di sdegno. Segnaliamo quella dell’assessore regionale Moreno Pieroni che, attraverso un comunicato stampa, dichiara inaccettabile l’atto vandalico che crea danno in primis agli alunni, oltre a causare un danno economico alle casse comunali.

Reazione anche da parte del consigliere di maggioranza Roberto Bruni attraverso face book, che ritiene gravissimo l’accaduto perché colpisce la scuola e l’intera comunità lauretana.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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