Loreto – La banda delle scuole colpisce ancora

Questa volta è toccato alle scuole medie L. Lotto

Loreto – Ancora un furto in un plesso scolastico, questa volta è stata presa di mira  la scuola media Lorenzo Lotto, sita in via Bramante, che dall’inizio dell’anno scolastico ospita anche gli alunni della scuola elementare G. Marconi per via dell’inagibilità della propria struttura causata dal terremoto.

La scuola media Lorenzo Lotto in una foto di repertorio
La scuola media Lorenzo Lotto in una foto di repertorio

I ladri specializzati in furti scolastici, la notta scorsa si sono introdotti alla Lotto forzando una porta sul retro, una volta all’interno hanno manomesso i distributori automatici di merendine e bevande portando via alimenti e incasso.

La loro attenzione è passata poi all’aula multimediale, da dove hanno trafugato computer e Ipad collegati alla lavagna interattiva.

È ancora in corso l’inventario dei danni ma, dopo un primo sopralluogo il valore del furto si aggirerebbe intorno ai 30mila euro.

carabinieri-gazzella

Sull’episodio stanno indagando i carabinieri di Loreto, attraverso la visione delle immagini delle spycam pubbliche posizionate lungo la strada che porta al plesso scolastico il quale, purtroppo, non è dotato di specifica video sorveglianza.

Tante le reazioni di sdegno. Segnaliamo quella dell’assessore regionale Moreno Pieroni che, attraverso un comunicato stampa, dichiara inaccettabile l’atto vandalico che crea danno in primis agli alunni, oltre a causare un danno economico alle casse comunali.

Reazione anche da parte del consigliere di maggioranza Roberto Bruni attraverso face book, che ritiene gravissimo l’accaduto perché colpisce la scuola e l’intera comunità lauretana.

 


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

© riproduzione riservata


link dell'articolo