Loreto invasa dai Carabinieri

Sfileranno la fanfara e due pattuglie a cavallo

Loreto. Domani, domenica 20 novembre, la città sarà invasa dai Carabinieri per l’annuale raduno pellegrinaggio interregionale dell’ associazione nazionale omonima.

Il corteo con la fanfara in testa
Il corteo con la fanfara in testa

Quest’anno il raduno ha un sapore particolare e gli organizzatori lo vogliono dedicare  ai tanti sfollati che hanno perso la propria abitazione, la propria sicurezza e protezione familiare.

Sarà una giornata all’insegna della sobrietà, che mira a regalare qualche momento di gioia proprio a quelle persone che si trovano a Loreto forzatamente, a causa dell’evento sismico. Oltre, ovviamente, a tutti quelli che da sempre si rispecchiano nei valori dell’Arma, sempre presente e a disposizione del Paese.

Per l’occasione, il Comando Generale invierà due tra i più importanti e rappresentativi reparti, la Fanfara di Roma, che si esibisce solitamente per il nostro Presidente della Repubblica ed il Reggimento a cavallo con ben due pattuglie.

I Carabinieri a cavallo
I Carabinieri a cavallo

Ci piace ricordare come sempre la straordinaria e preziosa partecipazione della Banda musicale locale che accompagnerà la sfilata con le sue arie, alternandosi a quelle della fanfara dei Carabinieri.

Ci sono tutte le premesse per una bella e simpatica giornata votata alla Virgo Fidelis, patrona dell’Arma.

Il programma si apre con l’ammassamento alle 10 di domani presso Porta Marina; poi in corteo per il centro storico fino ad arrivare a Piazzetta Garibaldi, dove verranno onorati i caduti di tutte le guerre con la deposizione di corone di alloro. La sfilata riprenderà fino in Piazza della Madonna dove verrà celebrata la Santa Messa presieduta dall’arcivescovo Giovanni Tonucci.

La fanfara col pennacchio
La fanfara col pennacchio

Come al solito, sarà uno spettacolo il passaggio delle pattuglie a cavallo della “benemerita”, con le loro caratteristiche divise e i loro cappelli con pennacchio rosso e bianco. Un modo, il loro, per dimostrare la centenaria vicinanza alla salvaguardia  del cittadino e, perché no, per far sognare ad occhi aperti i più piccoli.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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