Loreto invasa dai Carabinieri

Sfileranno la fanfara e due pattuglie a cavallo

Loreto. Domani, domenica 20 novembre, la città sarà invasa dai Carabinieri per l’annuale raduno pellegrinaggio interregionale dell’ associazione nazionale omonima.

Il corteo con la fanfara in testa
Il corteo con la fanfara in testa

Quest’anno il raduno ha un sapore particolare e gli organizzatori lo vogliono dedicare  ai tanti sfollati che hanno perso la propria abitazione, la propria sicurezza e protezione familiare.

Sarà una giornata all’insegna della sobrietà, che mira a regalare qualche momento di gioia proprio a quelle persone che si trovano a Loreto forzatamente, a causa dell’evento sismico. Oltre, ovviamente, a tutti quelli che da sempre si rispecchiano nei valori dell’Arma, sempre presente e a disposizione del Paese.

Per l’occasione, il Comando Generale invierà due tra i più importanti e rappresentativi reparti, la Fanfara di Roma, che si esibisce solitamente per il nostro Presidente della Repubblica ed il Reggimento a cavallo con ben due pattuglie.

I Carabinieri a cavallo
I Carabinieri a cavallo

Ci piace ricordare come sempre la straordinaria e preziosa partecipazione della Banda musicale locale che accompagnerà la sfilata con le sue arie, alternandosi a quelle della fanfara dei Carabinieri.

Ci sono tutte le premesse per una bella e simpatica giornata votata alla Virgo Fidelis, patrona dell’Arma.

Il programma si apre con l’ammassamento alle 10 di domani presso Porta Marina; poi in corteo per il centro storico fino ad arrivare a Piazzetta Garibaldi, dove verranno onorati i caduti di tutte le guerre con la deposizione di corone di alloro. La sfilata riprenderà fino in Piazza della Madonna dove verrà celebrata la Santa Messa presieduta dall’arcivescovo Giovanni Tonucci.

La fanfara col pennacchio
La fanfara col pennacchio

Come al solito, sarà uno spettacolo il passaggio delle pattuglie a cavallo della “benemerita”, con le loro caratteristiche divise e i loro cappelli con pennacchio rosso e bianco. Un modo, il loro, per dimostrare la centenaria vicinanza alla salvaguardia  del cittadino e, perché no, per far sognare ad occhi aperti i più piccoli.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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