Loreto – Degrado e incuria nel quartiere di Viale Marche

I residenti protestano per i cassonetti dell’immondizia fuori uso

Loreto – Si respira un’aria di degrado passeggiando per Viale Marche. Un senso d’abbandono e incuria trasmesso dallo stato in cui versano i cassonetti per raccolta rifiuti posizionati a bordo strada.

Sollecitato dai residenti, Corriere del Conero è andato a fare quattro passi nel quartiere. E ha trovato cassonetti in stato pietoso: senza coperchio o con coperchio rotto, fuori uso.

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Certo, un cassonetto dell’immondizia per sua natura non può essere considerato un abbellimento dell’arredo urbano: è tozzo, squadrato, d’estate puzza – d’inverno pure – ma, almeno, ci si aspetterebbe fosse funzionale e funzionante. Invece…

«Il cassonetto della plastica posizionato tra via Emilia e via Molise è ormai da più di un anno che non si può aprire – confessa Paola, una passante che abbiamo interpellato – perché si è rotto il filo d’acciaio laterale. Ho scritto e telefonato all’ufficio competente – dice, accalorandosi – ma al momento è ancora così!»

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Al nostro capannello si avvicina Alvaro. Una volta recepito l’argomento, anche lui dà fiato alla tromba cassonetti: «Circa cinque mesi fa – sbotta – ho chiesto agli addetti della raccolta se potevano sostituire il cassonetto rotto. Mi hanno risposto che loro erano dell’Astea e che il cassonetto appartiene alla vecchia gestione Cosmari, non spettava a loro né il ritiro né la sostituzione».

Arriva anche la signora Daniela a dirci la sua: «Il cassonetto della carta è rotto nella parte superiore da tre mesi. Tre mesi – sillaba – e nessuno si è curato di sostituirlo. È difficile infilarci la carta e si rischia di farsi male».

«Sono due i cassonetti scoperti – brontola un’altra signora, piuttosto arrabbiata – uno della carta e uno della plastica. Vi sembra normale? Ma quelli che vengono a ritirare l’immondizia, ce li hanno gli occhi per vedere?»

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Proviamo a fare gli avvocati del diavolo: «Ma voi avete avvisato il Comune?»

Riceviamo occhiatacce rabbiose piuttosto eloquenti.

Ci informiamo. La situazione è questa: con l’avvento del 2017 la gestione del ritiro rifiuti è tornata ad essere di competenza della ditta Cosmari, dopo che per un periodo era stato affidato alla Astea. La società addetta al ritiro è responsabile della sostituzione dei cassonetti, ma è il Comune – tramite gli uffici competenti – che deve  controllare il loro stato ed avvertire la ditta concessionaria del servizio per l’eventuale sostituzione.

Eh sì, è un po’ complicato, lo ammettiamo. Senza contare che spesso, visto lo stato dei cassonetti, la gente smaltisce i rifiuti a terra anziché al loro interno.

Il Comune di Loreto è dotato di telecamere mobili che si potrebbero posizionare nelle isole ecologiche per “pizzicare” quei cittadini che non rispettano le regole. In conclusione, i residenti hanno il dovere di dividere i rifiuti, inserendoli nel cassonetto deputato, ma contemporaneamente hanno il diritto di avere cassonetti che funzionano e quelli fuori uso devono essere sostituiti in tempi ragionevolmente brevi.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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