Loreto: continuano i controlli alle strutture dopo le scosse di terremoto della mattinata

Gli ammalati dell’Ordine di Malta celebrano la messa sul sagrato della Basilica

Loreto. Al momento, proseguono i controlli per la verifica dello stato delle abitazioni e delle strutture pubbliche, non si segnalano danni accertati. Tre le scosse più significative della mattinata che hanno indotto le persone a scendere in strada: quella principale delle 7.41, magnitudo 6.5; quella intermedia delle 13.07, magnitudo 4.5 e una subito dopo meno intensa, alle 13.12.

La messa dell'Ordine di Malta celebrata all'esterno della Basilica
La messa dell’Ordine di Malta celebrata all’esterno della Basilica

L’attenzione si è concentrata sul Santuario. In un primo momento si era pensato di far effettuare le messe all’esterno, sul sagrato, in via precauzionale. Dopo i primi accertamenti si è tornati sulla decisione e le messe si sono svolte all’interno, regolarmente.

Sul sagrato della Basilica sono rimasti gli ammalati dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, uno dei pellegrinaggi numericamente più numeroso della stagione. Gli addetti non se la sono sentita, in via precauzionale, di far entrare in chiesa persone in barella o in carrozzina, con tutto il personale al seguito.

La messa in Piazza della Madonna
La notevole affluenza alla messa in Piazza della Madonna

Questa domenica in città si registra un afflusso di pellegrini superiore alla media. Oltre ai normali concentramenti di turisti e religiosi, e al già citato Ordine di Malta, va registrata la festa del centro giovanile pastorale  Giovanni Paolo II, a cui parteciperà il Cardinale Oscar Rodriguez  Maradiga, presidente della conferenza episcopale dell’Honduras. Una festa che ha  radunato nel Santuario mariano tantissimi giovani provenienti da ogni parte d’Italia.

 

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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