Il sindaco Pieroni chiede i ristori per le Città Santuario

Coinvolti Regione Marche, Governo e Ministro del Turismo. Intanto, scendono ancora a Loreto positivi e quarantene (vedi tabella)

Loreto, 20 aprile 2021 – Più che positivo l’andamento al ribasso della curva epidemiologica nella Città Mariana, che per la quarta settimana consecutiva registra una decrescita costante dei positivi e delle quarantene per Covid-19.

Nell’ormai consueto report settimanale del lunedì sera, il sindaco Moreno Pieroni ha comunicato che a ieri i positivi in città sono scesi a 38, mentre le persone in quarantena sono 55. Numeri rassicuranti e impensabili rispetto ad un mese fa, come evidenziato nella tabella che segue.

Di questo passo, e se il tempo si mette al bello come sembrerebbe, non è lontano il traguardo di una Loreto Covid free.

Pieroni, inoltre, ha toccato un tema sensibilissimo: quello della richiesta di ristori per le Città Santuario come Loreto, dove sorge la Basilica pontificia della Santa Casa che ne fa uno dei principali luoghi di culto mariano al mondo.

Loreto – La Basilica della Santa Casa

«M’impegnerò affinché la Regione Marche e il Governo concedano i ristori alle città santuario internazionali italiane – ha detto il Sindaco – Chiederò ai Sindaci di queste città di partecipare ad un incontro con il ministro del Turismo (Massimo Garavaglia (Lega), ndr), perché è giusto che il Governo – attraverso il Ministro – attenzioni le problematiche di queste città che sono una risorsa per tutto il Sistema Italia».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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