Il Consiglio regionale boccia la tutela dei servizi dell’ospedale Santa Casa

Respinta la mozione della Lega Nord su radiologia e chirurgia breve

Loreto. Il Consiglio regionale, con 16 voti contrari e 10 voti favorevoli (le opposizioni in blocco),  ha bocciato la mozione presentata dalla Lega Nord sulla tutela dei servizi dell’Ospedale Santa Casa di Loreto.

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Nello specifico, i tre consiglieri della Lega Nord Zaffiri, Malaigia e Zura Puntaroni, chiedevano il rispetto degli atti sull’arrivo della risonanza magnetica e del deficit nella diagnostica degli esami, in particolare raggi x ed ecografie.

Spiega il consigliere Zaffiri: “Il nosocomio lauretano è  carente di ben quattro medici: due andati in pensione e mai rimpiazzati e due in maternità”.

Forse, consigliere, per il rimpiazzo si sta aspettando la costruzione del nuovo ospedale.

“L’ospedale che si sta costruendo nella Zona Sud di Ancona è ancora in alto mare, ed è per questo che sarebbe opportuno tutelare il più possibile l’ospedale Santa Casa di Loreto, anche per l’elevata professionalità del personale in servizio. Addirittura, il dott. Pelati ha adibito nuove stanze per la chirurgia del tunnel carpale dal momento che non erano previste. Resta preminente anche mantenere e migliorare il Polo Senologico dell’ospedale lauretano, fra le migliori strutture del genere presenti nell’Area Vasta a sud di Ancona. E si consideri che neppure l’ospedale di Osimo effettua questa tipologia di prestazioni, con notevoli disagi per i cittadini”.

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Zaffiri ha ragione, si è persa un’altra occasione per dare un buon servizio ai cittadini costretti, per certe prestazioni, a rivolgersi addirittura all’ospedale di Torrette. La Regione, più lenta di una tartaruga e aggrovigliata nelle pastoie della burocrazia, si fa forte e non prende decisioni adducendo la scusa che presto sarà pronto il nuovo ospedale a Camerano. Quello che dovrebbe risolvere tutte le questioni. Quello che non dice, ma che è evidente a tutti, è che per quell’ospedale occorrerà aspettare almeno 3 o 4 anni. O forse più. 3 o 4 anni di disservizi. O forse più.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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