Assegnazione case popolari: controlli a tappeto su patrimoni all’estero

Castagnani: “Abbiamo ottenuto verifiche più incisive sui beni fuori confine pena la perdita del requisito”

Loreto, 31 luglio 2020 – Ieri, nell’ultimo  Consiglio comunale prima delle nuove elezioni fissate per settembre, è stato discusso il regolamento sulle assegnazioni delle case popolari. Prima di ieri, i punteggi per entrare in graduatoria venivano assegnati in base all’Isee del richiedente e di una sua autocertificazione dove attestava il possesso o meno di beni patrimoniali all’estero. Il controllo di queste autocertificazioni, per regolamento comunale, veniva effettuato a campione. Fino a ieri.

Detto che su questo tema le norme regionali e nazionali sono piuttosto rigide nell’attribuire i punteggi, lasciando poca discrezione ai Comuni, nel Consiglio comunale di ieri sera la lista civica Loreto Libera ha ottenuto che nel nuovo regolamento la procedura di controllo delle autocertificazioni sui beni all’estero dei richiedenti venga fatta a tappeto su tutti, e non solo a campione.

Gianluca Castagnani, consigliere di Loreto Libera

Per la cronaca, l’emendamento presentato da Gianluca Castagnani e poi modificato, in origine chiedeva di effettuare i controlli su tutte le autocertificazioni prodotte dai soli extracomunitari, che in qualche occasione hanno omesso di proposito la dichiarazione di eventuali beni posseduti all’estero. La vicesindaco Alessia Morelli, nel dichiarare che tali omissioni possono riguardare anche gli italiani, ha fatto sì che nella nuova norma sparisse il termine extracomunitario.

Viene da sé che la non veridicità di quanto dichiarato da chiunque nell’autocertificazione, provata a seguito di un controllo a tappeto, comporta la perdita del requisito di assegnazione della casa popolare stessa. La capogruppo Castellani, a seguito della discussione sul tema, ha inoltre evidenziato la necessità, dopo anni di totale assenza, della previsione di un programma di edilizia popolare anche a Loreto.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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