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Le spiagge di Numana “invase” dalle noci di mare

Numerose e complesse le cause della proliferazione di questi esemplari, scambiati erroneamente per meduse.

Numana. Chiariamolo subito: non sono meduse.

Sono noci di mare, Mnemiopsis leidyi per essere precisi e i pescatori della zona le conoscono da sempre come “brumo”.

Esemplari di Mnemiopsis leidyi, dette volgarmente noci di mare

Esemplari di Mnemiopsis leidyi, dette volgarmente noci di mare

In ogni caso non sono passate inosservate ai quei pochi fortunati che si concedono momenti di relax in spiaggia sotto il caldo sole settembrino.

Le noci di mare sono state avvistate nelle spiagge numanesi in mattinata, grazie all’acqua limpida e cristallina, e sono state immediatamente scambiate per meduse, data la loro trasparenza e la consistenza gelatinosa.

Come le meduse hanno il corpo, trasparente e ovale, composto principalmente da acqua, circa il 98%, tuttavia, è un animale molto diverso, infatti, le noci di mare non hanno lunghi tentacoli, non sono urticanti e non sprigionano sostanze tossiche. Misurano circa 7–12 centimetri di lungo per 2,5 cm di larghezza.

Capire perché ciclicamente proliferano e  invadono le nostre coste, creando delle vere e proprie barriere, è abbastanza complesso poiché sono presenti numerose concause: salinità, temperatura, luminosità, mareggiate, esplosione delle larve.

Foto scattata alla Spiaggiola di Numana

Foto scattata alla Spiaggiola di Numana

Originarie dell’Atlantico, le noci di mare sono  state introdotte con l’acqua di zavorra delle navi cisterna nel Mar Nero e nel Baltico, poi col tempo hanno popolato altri mari, compreso l’Adriatico già da 20 anni.

Nel Mar Nero hanno provocato ingenti danni all’ecosistema e all’economia locale. Nel 1989, infatti, ci fu un’invasione e si arrivò a contare circa 400 esemplari per metro cubo d’acqua, con effetti devastanti sul commercio locale delle acciughe.

Tra le altre cause, i cambiamenti climatici e la pesca intensiva che ha depauperato l’ecosistema marino di quei pesci che si nutrono di larve. Essendo esemplari che utilizzano un sistema larvale per riprodursi,  le noci di mare possono proliferare in massa grazie alle risorse ittiche in eccesso.

Infine, non da ultimo, l’inquinamento delle acque.

Già ad agosto, a seguito del monitoraggio svolto nelle Marche dall’equipe tecnica di Goletta Verde, Legambiente denunciava ancora una volta la situazione disastrosa di foci di fiumi, fossi e torrenti che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati, lanciando un appello a Regione e Comuni, sia dei centri costieri che dell’entroterra, di attivarsi immediatamente per risolvere inefficienze denunciate da anni, per non compromettere una delle principali risorse di questo territorio.

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