Volata drammatica alla Due Giorni Marchigiana fidardense

Il cordoglio dell’Amministrazione per la morte di Stefano Martolini e un pensiero per il ciclista Nicola Venchiarutti

Castelfidardo, 23 maggio 2022 – La tragedia che si abbatte improvvisa sulla linea del traguardo spezzando in due il gruppo e l’atmosfera di una giornata che aveva tutti gli ingredienti per essere di festa, ha segnato drammaticamente la seconda prova della Due Giorni Marchigiana.

Il risultato sportivo, gli sforzi organizzativi dello Sporting club Sant’Agostino e di un ampio gruppo di lavoro che da 40 anni pone la corsa fidardense al centro del calendario ciclistico nazionale, passano inevitabilmente in secondo piano.

Castelfidardo – La partenza della seconda prova della Due Giorni Marchigiana

La soddisfazione, la fatica, la gioia si tramutano in un lutto tremendo che riguarda i familiari della vittima, la squadra della Viris Vigevano, l’intera carovana e il mondo del ciclismo. Il sindaco Roberto Ascani, a caldo, aveva commentato con tristezza e incredulità: «Una fatalità terribile, inimmaginabile: c’è spazio solo per il dolore e per un profondo cordoglio che esprimo a nome dell’intera città».

Parole cui si accodano oggi quelle dell’assessore allo sport Romina Calvani, che pure era sul luogo al momento del fatto. «Sono ancora sconvolta e il pensiero va ai familiari di Stefano Martolini, direttore sportivo della Viris Vigevano che ha perso la vita in un incidente dalla dinamica maledettamente improbabile, mentre stava seguendo i suoi ragazzi e la sua passione».

L’assessore Calvani rivolge un pensiero anche al giovane ciclista Nicola Venchiarutti, che nella volata finale ha sbandato investendo Martolini, e che sta lottando per tornare in sella. «Si è trattato di una tragica fatalità che tuttavia non può e non deve inficiare il valore dello sport come mezzo di espressione ed aggregazione, e che non intacca il fascino antico e sempre moderno di una disciplina come il ciclismo che educa al sacrificio e allo stare in gruppo nel rispetto delle regole e degli altri. Le attività all’aperto, dopo due anni di severe restrizioni, sono state un’ancora di salvezza a cui non possiamo rinunciare».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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