Vertice Regione-Comuni: in arrivo divieto di spostamento dalla provincia

Bocciata la proposta del sindaco Ascani di estendere screening e contact tracing a tutta la popolazione scolastica. Didattica: provvedimenti invariati

Castelfidardo, 16 febbraio 2021 – Dalla riunione tecnica tra i vertici regionali e i Comuni interessati dall’impennata di contagi correlati alla variante inglese, dovrebbe scaturire a breve un’ordinanza regionale che vieta i movimenti in entrata ed in uscita dal territorio provinciale di Ancona.

Una misura di contenimento dettata dall’esigenza di circoscrivere un fenomeno che sembra stia rallentando la sua corsa. «I dati sono ancora in aumento ma è una naturale conseguenza dell’elevato numero di tamponi effettuati nello scorso week-end con i test mirati sulle scuole Cialdini – commenta il sindaco Roberto Ascani – la situazione ora si sta stabilizzando e nei prossimi giorni ci aspettiamo un appiattimento della curva».

Ma il primo cittadino fidardense non nasconde un pizzico di dispiacere: «La mia richiesta di estendere lo screening e il contact tracing a tutta la popolazione scolastica non è stata accolta – spiega- rinviandoci al Servizio di Igiene e Prevenzione cui rinnoverò questa esigenza a tutela dei ragazzi e delle rispettive famiglie».

Il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani

Per quanto riguarda l’attività didattica, i provvedimenti a Castelfidardo rimangono dunque invariati: in didattica a distanza gli studenti di tutti i plessi dell’Istituto Comprensivo Soprani, in presenza quelli delle Sant’Anna e dell’I.C. Mazzini, dove non sono emersi altri casi oltre ai quattro già noti registrati in altrettanti classi in quarantena.

Stabile anche il quadro all’I.I.S. Meucci, dove sono in quarantena quattro classi a seguito di quattro positività accertate. Giovedì 18 febbraio la prossima ricognizione.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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