Terminato lo screening a Castelfidardo il resoconto del sindaco Ascani

Solo l’11,5% della popolazione totale di Castelfidardo, Camerano, Sirolo e Numana si è sottoposto al test antigenico gratuito

Castelfidardo, 26 gennaio 2021 – Il sindaco Roberto Ascani, a poche ore dalla chiusura della due giorni di  screening di massa gratuito effettuato al PalaOlimpia, pubblica il resoconto della partecipazione della popolazione: «3.858 tamponi eseguiti su 3.720 previsti e disponibili; 14 i positivi di cui 12 provenienti da Castelfidardo e 2 da Sirolo. Dobbiamo ora attendere la conferma del tampone molecolare effettuato sul posto dai soggetti positivi, quindi il dato finale potrebbe risultare più basso».

Castelfidardo – Screening di massa al PalaOlimpia

La prima riflessione che si ricava dai dati è quella di una bassissima partecipazione della popolazione invitata ad effettuare il test antigenico volontario e gratuito. Al PalaOlimpia, per riassumere, lo screening di massa era rivolto ai residenti nei Comuni di Castelfidardo, Camerano, Sirolo e Numana, per un totale di 33.749 residenti. I 3.858 cittadini che si sono sottoposti al tampone corrispondono all’11,5% di questo totale. Come a dire che 29.800 cittadini non hanno effettuato il test, l’88,5%.

«Chiedo a tutti di essere più comprensivi nei confronti di chi non ha voluto fare il tampone in questi giorni – l’invito del sindaco Ascani – Sono molti i motivi che ci portano a fare una scelta che si auspica debba essere sempre consapevole, ma oggi giorno è sempre più difficile dare informazioni corrette ed efficaci».

Il sindaco di Castelfidardo, Roberto Ascani

Al di là dei numeri minimi per quanto riguarda l’adesione, è fuori discussione che sia stata una grande prova organizzativa per l’Asur, la Protezione civile, la Polizia locale e i volontari della Croce verde.

«Sono 3 i motivi che rendono l’iniziativa utile, anzi indispensabile – elenca il primo cittadino fidardense – individuare un luogo idoneo per la prossima vaccinazione agli ultra ottantenni e soggetti a rischio; abbassare l’indice Rt che consentirà di passare in zona gialla, considerate quanto sia importante questo aspetto su scala regionale per dare una fotografia il più reale possibile al Ministero della Salute e consentire così aperture anticipate alle nostre imprese. Terzo motivo, individuare gli asintomatici che rischiano di rendere vano il tracciamento basato sui sintomi. Una cosa è certa – conclude Ascani – siamo pronti ad affrontare le prossime tappe della prevenzione e, soprattutto, lo stiamo facendo con spirito di sacrificio encomiabile!»

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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