Sisma. Castelfidardo registra lesioni lievi alla Sala degli Stemmi e a due Chiese

Castelfidardo. In seguito alle scosse di magnitudo 6.5; 4.5 e 4.1 con epicentro tra Perugia e Macerata avvenute tra le 7.41 e le 13.12 di questa mattina, domenica 30 ottobre, la macchina della protezione civile di Castelfidardo si è attivata immediatamente per verificare eventuali danni causati dal sisma.

Le principali strutture visionate fino a questo momento sono state quelle del centro, e le abitazioni  private i cui proprietari hanno chiesto l’intervento degli esperti per verificarne le condizioni.

La Sala degli Stemmi presso il Comune ha subito danni a seguito delle scosse sismiche di questa mattina
La Sala degli Stemmi presso il Comune ha subito danni a seguito delle scosse sismiche di questa mattina

In centro, le strutture che hanno registrato danni lievi sono state le due chiese, quella di Sant’Agostino e la Collegiata; mentre per quanto riguarda la sede del comune la sala che ha presentato danni è stata la Sala degli Stemmi, dove si tiene il consiglio comunale.

In tutti e tre i casi si sono rilevate cadute di calcinacci, ma fortunatamente non si parla di danni di grande entità e pericolosità. I tecnici che hanno avuto modo di visionarle, rassicurano in tal senso. A riprova di ciò, va detto che questa mattina nella Chiesa della Collegiata si è svolta regolarmente la messa ed è stato celebrato un battesimo.

Sono giorni di duro lavoro, questi, per la Protezione civile
Sono giorni di duro lavoro, questi, per la Protezione civile

Domani continueranno i lavori di verifica alle altre strutture di Castelfidardo fuori dal centro, compresa la farmacia comunale.

Il sindaco Ascani, sempre per domani, ha previsto la chiusura in via cautelativa della sede di via Montessori dell`Itis Meucci – I.I.S. Polo scientifico tecnologico di Osimo-Castelfidardo, adeguandosi così a tutte le altre scuole di ogni ordine e grado la cui chiusura era stata già prevista per il ponte di Ognissanti.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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