Sensibilizzazione e controlli, “Io resto a casa”

Patto di ferro con le scuole per convincere i giovani; Polizia Locale in prima linea

Castelfidardo, 11 marzo 2020 – Comunicazione, collaborazione e controlli. In queste tre direzioni si esplicano le linee guida emerse dal proficuo incontro svoltosi stamattina presso il Salone degli Stemmi tra Amministrazione comunale e dirigenze scolastiche.

Alla presenza dei rappresentanti gli Istituti di ogni ordine e grado – dall’I.I.S. Meucci alla paritaria Sant’Anna, passando per i Comprensivi Soprani e Mazzini – è stata ribadita la necessità di parlare un unico linguaggio e di veicolare ai più giovani la necessità di rispettare il decreto “Io resto a casa“, unica misura veramente efficace per contrastare il dilagare del virus.

Castelfidardo – Il controllo ai confini comunali ad opera della Polizia locale

L’autorevolezza degli insegnanti che tramite gruppi, chat di lavoro e formazione a distanza si sono impegnati a inculcare un concetto che deve guidare le coscienze e le azioni di ogni giovane (e delle rispettive famiglie), si abbina all’operato della Polizia locale che sta intensificando i controlli su ogni fronte: arterie stradali ai confini comunali ed intra-comunali, attività commerciali e quant’altro.

«Torniamo a sottolineare con forza che i motivi per uscire di casa sono esclusivamente quelli indicati dal decreto: comprovate esigenze lavorative, di salute o stato di necessità – spiega il comandante della Polizia Locale Paolo TondiniIl modulo di autocertificazione non è affatto un passepartout bensì un documento con valore legale il cui mendace utilizzo è passibile di denuncia penale».

Niente visita a casa di amici, parenti o fidanzata, no agli assembramenti nei bar, alle uscite di gruppo a piedi o con il motorino o concentrazioni di persone seppur all’aria aperta: sono tutte attività sanzionabili e punibili. Consentiti invece l’approvvigionamento di generi alimentari e la passeggiata, nei limiti del minor spostamento possibile e nell’osservanza della distanza di sicurezza di un metro da chi ci sta accanto. Un obiettivo di sensibilizzazione perseguito con scrupolo e determinazione perché “Io resto a casa” tutela la salute di tutti, specialmente quella dei nostri affetti più anziani e più fragili.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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