Natalfidardo, altri tre giorni di eventi

Domani, venerdì 6, arriva la Befana: mercatino, concerti e laboratori; sabato la fabbrica di cioccolato, la camminata della solidarietà e la fisarmonica di De Luca; domenica chiusura con la banda

Castelfidardo – La filastrocca sostiene che l’Epifania tutte le feste porta via, ma non sarà così a Natalfidardo. La manifestazione organizzata dall’assessorato alla cultura che ha già caratterizzato le domeniche prenatalizie, rilancia anzi con una tre giorni di eventi che da venerdì a domenica legherà varie componenti: animazione, aggregazione, solidarietà e musica.

La Befana porta un carico di iniziative

Un centro di Castelfidardo molto suggestivo quello addobbato per le feste natalizie, reso magico dalla foto di Simone Giordani
Un centro di Castelfidardo molto suggestivo quello addobbato per le feste natalizie, reso magico dalla foto di Simone Giordani

Tornano nel centro storico, nella giornata di venerdì 6, le bancarelle ed il mercatino di prodotti artigianali e bio a km 0 (dalle 10 alle 20); si ripropone la corsa dei carioli in via Battisti e per i più piccoli c’è anche la giostra ecologica Ciclotto alimentata dall’energia umana in piazza Leopardi.

Dalle 15.30 in poi, le sorprese sono dietro l’angolo: arrivano le Superteppe con moderne Befanone a bordo dei pattini, si attiva il laboratorio creativo la calza della Befana e il truccabimbi con colori anallergici.

Ad intervalli di mezz’ora, spettacolo di super bolle giganti, mentre dalle 16 alle 17 c’è anche l’opzione MusiCoccole presso la civica scuola di musica di via Mordini, laboratorio per bimbi da 0 a 3 anni e rispettivi genitori (€ 10 a famiglia).

Torna anche il suggestivo videomapping in Auditorium San Francesco (ore 17), e alle 19 si estrae la tombola realizzata in collaborazione con gli esercizi commerciali. E nella città della musica non può mancare un raffinato concerto, in scena alle 18 nell’Auditorium Binci di via Mordini con ingresso libero:  Katy Nataloni (pianoforte) e Jaime Gonzalez (oboe), faranno vivere le note di grandi melodie, colonne sonore e brani classici.

Ma le luci non si spengono qui.

Sabato c’è ancora Ciclotto, ritornano dalle 15.30 alle 20.00 le Superteppe con la fabbrica di cioccolato e il laboratorio creativo con il teatrino Pellidò e Vincenzo di Maio che permetterà di costruire il proprio burattino e portarselo a casa.

Per le vie del centro sarà possibile incontrare Minnie e Topolino che distribuiscono dolcetti, mentre in Auditorium San Francesco la fisarmonica di Antonino De Luca (ore 19), farà echeggiare suggestivi suoni. In collaborazione con l’Atletica Amatori Avis, parte alle 15.00 la camminata della solidarietà finalizzata a raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal sisma: il percorso per adulti misura 3,800 km. quello abbreviato per bambini 700 metri, con maximerenda per tutti.

Il gran finale domenica mattina, con la chiusura del programma affidata (ore 12.15), al complesso filarmonico Città di Castelfidardo.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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