Mascherine, arrivato e distribuito il primo carico dalla Cina

Un migliaio alla Residenza Mordini, 500 alla Croce Verde e il resto distribuito a Rsa forze dell’ordine e famiglie in quarantena

Castelfidardo, 1 aprile 2020 – Arrivato e smistato il primo carico di mascherine giunto dalla città metropolitana di Tianjin, in forza dell’accordo Italia-Cina. Un quantitativo di duemila pezzi tecnicamente di buona fattura (tipo Kn 95), che il Comune ha provveduto immediatamente a smistare per il tramite del Corpo di Polizia Locale e dei volontari della protezione civile seguendo l’ordine prestabilito che dà priorità a quanti sono più esposti al rischio.

Mille dispositivi di sicurezza sono stati pertanto affidati alla Residenza Protetta Mordini in zona Acquaviva, 500 alla Croce Verde e le rimanenti 500 tra R.S.A., forze dell’ordine e famiglie in quarantena.

«La gestione dell’emergenza sanitaria avviene in stretta sinergia e comunione d’intenti con le associazioni del territorio, che stanno offrendo grande supporto: Protezione Civile e Croce Verde saranno il braccio operativo anche per la consegna dei buoni spesa di cui stiamo perfezionando i dettagli. A questo proposito, da domani sarà attivo il numero 335 7182840 con servizio whatsapp dedicato al solo servizio dei buoni spesa alimentari», ha spiegato il sindaco Roberto Ascani.

Dalla Shanghai Music Association Accordion Committee tramite la Confederation International des accordeonistes, si resta in attesa delle ulteriori forniture di mascherine (stimate in altre diecimila), che dovrebbero giungere la prossima settimana.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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