Inaugurata la nuova sede Confartigianato di Castelfidardo e Loreto

Al taglio del nastro l’assessore regionale Pieroni e i primi cittadini Ascani e Niccoletti

Castelfidardo. Confartigianato sempre più vicina al territorio e alle imprese. È stata infatti inaugurata la nuova sede di Castelfidardo-Loreto in via Che Guevara 79 in zona Acquaviva di Castelfidardo.

A tagliare il nastro Moreno Pieroni, assessore regionale alla cultura e turismo, assieme a Giorgio Cataldi segretario Confartigianato Imprese Ancona-Pesaro Urbino. Presenti il sindaco di Castelfidardo Roberto Ascani, il sindaco di Loreto Paolo Niccoletti, l’on. Piergiorgio Carrescia, Graziano Sabbatini dirigente Confartigianato, Paolo Picchio responsabile mandamentale Confartigianato e David Coppari neopresidente del comitato territoriale di Osimo.

Dopo la benedizione della struttura impartita da don Bruno Bottaluscio, il segretario Confartigianato Giorgio Cataldi ha ringraziato tutte le autorità presenti per la vicinanza e  il rapporto di collaborazione da sempre vivo e attivo, e ha rimarcato la volontà della Confartigianato di continuare a essere un punto di riferimento per le imprese e per il territorio grazie alla sua presenza capillare.

Il segretario Confartigianato Cataldi ha inoltre aggiunto come, anche in questa era di connessioni digitali, permanga un forte bisogno di relazioni interpersonali e di strutture fisiche, come la nuova sede di Castelfidardo-Loreto, a cui gli imprenditori e i cittadini possono rivolgersi per avere  risposte chiare e puntuali alle proprie esigenze.

 

Redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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