“E-gov”, Castelfidardo capofila del progetto

Cordata di 12 Comuni per partecipare al bando regionale e ai fondi comunitari

Castelfidardo – Capofila di un progetto che aggrega 12 enti per complessivi 134.460 abitanti: il Comune di Castelfidardo tira la volata al partenariato che aspira ad accedere ai finanziamenti previsti dal bando regionale “azioni a supporto dell’integrazione dei sistemi della P.A. locale per la gestione dei servizi di E-Government, per la pubblicazione dei dati aperti e per la valorizzazione del patrimonio pubblico (Open Data) degli enti marchigiani“.

e-governance

La cordata comprende Agugliano, Camerano, Chiaravalle, Falconara, Osimo, Loreto, Numana, Offagna, Polverigi, Sirolo, Unione Terra dei Castelli. Prevede attività riassunte nei progetti “Collimare” e “Osq – opendata sostenibili e di qualità” il cui valore economico supera i 400mila euro, interamente posti a contributo del fondo comunitario senza oneri a carico dei bilanci comunali.

Il Consiglio regionale delle Marche
Il Consiglio regionale delle Marche che entro 90 giorni si dovrà pronunciare sul progetto di E-Government che vede Castelfidardo come Comune capofila di una cordata di 12 Enti 

Le azioni che si potranno sviluppare tramite software che consentono di accelerare e rendere più trasparenti le pratiche amministrative, riguardano fra l’altro i servizi di pagamento on line, la fatturazione elettronica, l’accesso agli atti, l’adesione al polo di conservazione Marche DigiP, l’alimentazione della banca dati regionale dei procedimenti e i servizi Sigma ter.

Un progetto innovativo, prestigioso ed ambizioso, sul quale la Regione si pronuncerà nei prossimi 90 giorni.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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