Ditta Adamo: niente pranzo aziendale ma donazione alle scuole di Pieve Torina

Un atto di solidarietà da parte di tutte le maestranze

 

 Castelfidardo – Batte forte il cuore della solidarietà. In un momento in cui il pensiero va giornalmente a quanti, a poca distanza, stanno vivendo il dramma del terremoto, da ogni parte della regione arrivano gesti di vicinanza.

L’ultimo segnalato è quello dell’azienda Adamo di Castelfidardo guidata dai fratelli Alessio ed Henry.

Adamo consegna
Adamo consegna l’assegno alle docenti delle scuole materne e d elementari dell’istituto Monsignor Paoletti di Pieve Torina

Nel rispetto della tradizione, anche quest’anno hanno radunato le maestranze per formulare i tradizionali scambi di auguri. Ma rispetto agli anni scorsi non è seguito il classico conviviale.

«Con i nostri collaboratori abbiamo optato – ci dicono i titolari – per fare una donazione alla scuola elementare di Pieve Torina».

Alla semplice ma sentita cerimonia hanno presenziato, all’interno del reparto spedizioni, due docenti delle materne ed elementari del comprensivo Monsignor Paoletti del piccolo centro maceratese alla quale è stato consegnato un assegno di € 5000.

Foto ricordo dell'iniziativa scattata all'interno del reparto
Foto ricordo dell’iniziativa scattata all’interno del reparto spedizioni. 

«Abbiamo scelto la scuola come segnale di rinascita e speranza per le nuove generazioni – hanno ribadito i titolari dell’azienda – un modo diverso per ricordarsi, in un anno particolarmente prospero per la nostra azienda, di chi è stato meno fortunato di noi, con la speranza che queste popolazioni possano tornare presto alla normalità».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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