Come affrontare un’emergenza sismica? Lo spiega la Protezione civile

Incontro pubblico, venerdì 9 dicembre, presso la sala convegni in via Mazzini

Castelfidardo. Alla luce degli ultimi eventi sismici, siamo ormai tutti consapevoli che i nostri territori sono a forte rischio terremoto. La cosa peggiore che può correlarsi a un evento sismico importante è la mala informazione.

Un mezzo polifunzionale della protezione civile di Castelfidardo
Un mezzo polifunzionale della protezione civile di Castelfidardo

Per questo motivo, venerdì 9 dicembre presso la sala convegni di via Mazzini alle ore 21, si terrà un incontro, organizzato dall’amministrazione comunale e dalla Protezione civile, per incontrare e informare la cittadinanza. Argomento dell’incontro, come affrontare un’emergenza sismica: conoscenza del piano di emergenza comunale ed evacuazione.

Il tutto verrà spiegato dettagliatamente dal tecnico del comune Alessandra Paoloni, autrice del piano che verrà illustrato durante la serata. Questo sarà il primo di altri incontri suddivisi in varie serate che, grazie agli interventi di esperti nei settori specifici, descriveranno in modo puntuale i vari scenari che la cittadinanza potrebbe trovarsi ad affrontare nei casi di emergenza.

Thomas Galassi, responsabile della protezione civile di Castelfidardo
Thomas Galassi, responsabile della protezione civile di Castelfidardo

«Ci auguriamo che l’affluenza sia consistente – auspica Thomas Galassi, responsabile della Protezione Civile di Castelfidardo – sui social ultimamente se ne leggono di tutti i colori in merito alla situazione sismica della nostra zona. E tutti sanno consigliare su come reagire nel caso di una forte scossa. Spesso sbagliando. È per questo – continua Galassi – che abbiamo deciso di organizzare questi incontri, per rendere note alla popolazione le vere modalità di comportamento da mettere in atto nei diversi casi di emergenza. E lo faremo nel dettaglio avvalendoci di tecnici specializzati».

Un consiglio? Vale la pena partecipare: questo è un argomento da cui nessuno può ritenersi estraneo.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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