Civiche benemerenze, batte forte il cuore fidardense

Ad Antonino De Luca il titolo di ambasciatore della fisarmonica

Castelfidardo – Umiltà e semplicità: emozioni vere “made in Castelfidardo”, esempi positivi ai quali la seduta celebrativa del Consiglio Comunale nel giorno della festività dei Santi Patroni ha dato il meritato risalto.

Castelfidardo.Civiche benemerenze 2017: foto di gruppo di tutti i premiati

«Il vostro senso civico e solidale e il vostro talento ci rendono ancor più fieri di rappresentare questa comunità» ha detto il sindaco Roberto Ascani introducendo i premiati cui sono state attribuite le onorificenze.

Una tradizione radicata e solenne, che quest’anno si è arricchita di una nuova “nomination”: l’ambasciatore della fisarmonica, testimonianza viva dello strumento di cui la città è culla.

Antonino De Luca, giovane siciliano che non ha esitato a trasferirsi a Castelfidardo per assecondare la sua passione e che è si sta lanciando verso una carriera concertistica di livello assoluto, è il primo artista che con orgoglio se ne fregerà: l’Amministrazione, su intuizione del presidente del Museo Riccardo Serenelli, gli ha consegnato una mostrina da inserire sulla cinghia della fisarmonica per rappresentare la città ovunque suonerà.

Antonino De Luca, ambasciatore della fisarmonica

Le note vibranti  e la commozione sincera di De Luca hanno offerto momenti di profonda intensità, vissuti anche al momento del conferimento delle altre benemerenze. La personalità di spicco cui è andato il “Sigillo” di Castelfidardo corrisponde al sorriso bonario e disponibile di Sante Ottavianelli, volontario di lungo corso dell’Avis, socio-fondatore della Croce Verde, anima del Circolo Toniolo e di tanti campi-scuola parrocchiali: un esempio di dedizione, costanza e impegno.

Uno spirito di servizio comune all’associazione cui è andata la “Medaglia “, il Complesso Filarmonico Città di Castelfidardo, una realtà che vanta cinque secoli di storia e che da sempre accompagna con le sue note le cerimonie ufficiali; presieduto da Maurizio Bastari e diretto dal maestro Rinaldo Strappati, l’ensemble di 30 elementi dimostra come si possa fare musica senza individualismi, dedicandosi con passione ad un fine pubblico.

Ottavianelli, De Luca e Bastari. Con la fascia tricolore il sindaco Roberto Ascani

Altre eccellenze e storie esemplari hanno riempito i cuori:

  • la gastrononica dello chef Alessandro Rapisarda, vincitore della selezione italiana del San Pellegrino Young Ched 2016 e finalista mondiale.
  • la creatività dell’ingegnere Mirco Paolini freelancer e fluid specialist, i cui effetti speciali sono arrivati ad Hollywood e sul grande schermo senza lasciare Castelfidardo ma anzi lavorando con qualità e tenacia dallo studio di casa.
  • la generosità e mitezza di Claudio Camilletti – volontario che regge con orgoglio il gonfalone – e Vittorio Battaglini – tra i precursori del gruppo comunale di Protezione Civile –

gli sportivi che hanno conseguito risultati di primo piano.

  • Mirko Cola, campione regionale under 14 di spada,
  • Michele Magnaterra e Maurizio Ascani, campioni italiani senior 2016, specialità raffa di bocce,
  • i fratelli Chiara e Manuel Chiaraluce campioni italiani 2016 nella combinata caraibica.

In chiusura, una vetrina anche per la ditta Omesa che ha ricevuto una targa dai dipendenti nel 50° anno di attività, e per gli organizzatori della festa del 1° maggio doc che hanno consegnato un assegno di 5.000 euro alla Protezione civile per l’acquisto di una tenda pneumatica ad uso logistico.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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