Castelfidardo – Una tenda logistica per la Protezione civile

Grande senso di solidarietà, impegno, generosità e partecipazione popolare

Castelfidardo – «Commossa dalla sensibilità di tanta gente che partecipa alle iniziative del nostro gruppo sostenendone l’operato e riconoscendo il servizio reso volontariamente alla collettività»: l’assessore Ilenia Pelati plaude il grande cuore della solidarietà.

La tenda pneumatica consegnata e montata ieri sera per la prima volta durante la serata di Girogustando alla presenza delle autorità e del parroco don Bruno, è frutto di una generosità ampia e trasversale a favore della Protezione Civile.

Castelfidardo – Foto ricordo davanti alla tenda pneumatica

La raccolta dei fondi si è concretizzata grazie all’impegno di più soggetti, in primis il gruppo del “I maggio doc”, che ha staccato un mega assegno di 5.000 euro derivante dalla partecipazione popolare alla tradizionale festa.

Il contributo della Fondazione Carilo e dell’Amministrazione comunale, nonché lo sconto applicato dal fornitore, Celiani Roberto, hanno completato il budget permettendo di raggiungere un obiettivo notevole.

Castelfidardo – Una fase del montaggio della nuova tenda della Protezione civile

«La tenda è una struttura logistica di cui abbiamo ravvisato l’utilità durante il lungo periodo del terremoto e in altre emergenze: è facilmente trasportabile, si presta ad un pronto uso e si monta con una squadra di quattro persone, fornendo la possibilità di installare in tempi rapidi un C.O.C., centro operativo comunale, mobile» ha spiegato il coordinatore Thomas Galassi.

La tenda offre cioè la possibilità di attrezzare un riparo coperto di appoggio, utile in condizioni di disagio o di maltempo, come quando si è dovuto presidiare la zona interessata dal crollo del cavalcavia.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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