157° anniversario della Battaglia di Castelfidardo al Sacrario – Ossario

Il Prefetto Tronca: “la storia, una grande madre”

Castelfidardo – «In questo luogo rendiamo onore alla storia, la grande madre che ci ha consegnato la libertà, la pace, la Repubblica e che in ogni istante ci aiuta a percepire il motivo per cui siamo italiani. Il rispetto della storia e della legalità sono i binari su cui viaggiare per mantenere gli occhi puliti e non negoziare mai i valori. La democrazia non ha confini elastici ma ben saldi e piantati nei paletti irremovibili dettati dalla Carta Costituzionale».

Castelfidardo – L’intervento del Prefetto Francesco Paolo Tronca

Così il Prefetto Francesco Paolo Tronca, commissario dell’Istituto di storia del Risorgimento Italiano, ha salutato le scolaresche, le autorità civili, religiose e militari presenti al Sacrario Ossario nel 157° anniversario della Battaglia di Castelfidardo.

Una testimonianza semplice e forte di un uomo che ha dedicato la sua vita al servizio dello Stato, degli ideali e dell’uomo.  La cerimonia ha avuto il suo momento culminante nella deposizione delle corone d’alloro nel Monumento che raccoglie le spoglie di vinti e vincitori (ricordati da un bersagliere e uno zuavo in costume d’epoca) in un mirabile esempio di fratellanza e unione fra i popoli.

Castelfidardo – Celebrazione del 157° anniversario della battaglia di Castelfidardo al Sacrario Ossario

A garantire la memoria futura, erano presenti le delegazioni dei tre Istituti comprensivi cittadini che hanno intonato l’inno di Mameli e quello delle Marche. Il sindaco Roberto Ascani, nel rammentare la crucialità dell’evento bellico che ebbe il merito di unire i territori del nord e del sud, ha espresso l’orgoglio di ospitare l’unico Museo del Risorgimento attivo nelle Marche.

A portare il saluto della Prefettura di Ancona, il capo di gabinetto Simona Calcagnini.

La visita del Prefetto Tronca alla città di Castelfidardo è poi proseguita in forma privata in altri siti identificativi dell’Unità d’Italia.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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