Ristrutturazione impianto di calcio Montenovo: a rischio la prossima stagione?

Per Lorenzo Rabini di “Operazione Futuro” è tassativo far partire i lavori a giugno

Camerano – Il Consiglio comunale , nel bilancio di previsione pluriennale 2017/2019  ha impegnato una somma di 440mila euro (150mila per il 2017 e 290mila euro per il 2018), per la realizzazione del primo stralcio degli interventi previsti al campo di calcio “Montenovo”; lavori che riguardano il rifacimento delle tribune, l’ampliamento del piazzale antistante l’ingresso, un blocco infermieristico, nuovi punti luce, la recinzione, la modifica dell’ingresso e la messa in sicurezza della scarpata esistente nel lato panchine.

Camerano. L’attuale ingresso all’impianto calcistico “Montenovo”

Tanti denari, per un intervento più che necessario, che va effettuato il prima possibile. In ballo ci sono tanti interessi ma, soprattutto, c’è la possibilità che venga pregiudicato l’inizio del prossimo campionato. Il rispetto della tempistica dei lavori – più che urgenti – è basilare per non creare problemi alle diverse società che fruiscono dell’impianto.

Inizio lavori che, previsti per giugno, pare possano slittare inesorabilmente a ottobre. A campionati già iniziati, con conseguenti problematiche organizzative dovute al reperimento di impianti esterni per allenamenti e partite. Facendo saltare tutta la programmazione interna delle società.

Camerano. Le attuali gradinate del Montenovo che aspettano da tempo un intervento di manutenzione

A gettare un grido d’allarme su questa eventualità è Lorenzo Rabini, Capogruppo di “Operazione Futuro”: «Questi lavori – esordisce Rabini in un comunicato – tra l’altro non esaustivi di una completa e vera riqualificazione dell’impianto (nessun lavoro sugli spogliatoi e su una copertura delle tribune), devono avere un cronoprogramma efficace per l’organizzazione, da parte del soggetto gestore, il Camerano Calcio e di tutte le altre Società calcistiche, della prossima stagione agonistica».

Rabini è tassativo sull’inizio lavori: «Gli interventi devono cominciare a giugno senza altre proroghe, cominciare ad ottobre come si paventa, vorrebbe dire buttare all’aria il lavoro di tutti i dirigenti delle società e la loro organizzazione rispetto alle decisioni da assumere per formare le squadre, organizzare gli allenamenti e le partite di campionato, per non parlare di tutto quello che ruota attorno alle formazioni giovanili, più di 300 ragazzi che sono un grande patrimonio umano oltre che calcistico della nostra cittadina».

Lorenzo Rabini, capogruppo e consigliere di Operazione futuro a Camerano

L’Amministrazione comunale era a conoscenza di questa situazione, che fra l’altro arriva da una proroga ricevuta lo scorso anno e quindi sapeva bene che i lavori dovevano cominciare a giugno di quest’anno, ma ad oggi è tutto fermo.

«Questa situazione – continua Rabini nella sua analisi – è pesante in quanto Camerano non dispone di altri impianti sportivi, non abbiamo piani B o C rispetto ad urgenze ed emergenze, (stiamo ancora aspettando, dopo la mozione votata in Consiglio comunale, di vedere il campo dell’Aspio almeno nelle condizioni di poter essere usato per gli allenamenti, ma anche in questo caso buio su tutto il fronte), e quindi far partire i lavori ad ottobre vuol dire giocarsi l’intera stagione agonistica, vuol dire mettersi alla ricerca di campi per far disputare allenamenti e partite, spostamenti continui anche con i ragazzini piccoli. Vuol dire pagare l’affitto degli altri impianti, vuol dire allontanarsi da casa almeno da ottobre fino a marzo dell’anno successivo».

Camerano. L’assessore allo Sport Marco Principi, chiamato in causa da Rabini nel suo comunicato, fa parte tra l’altro dell’organigramma del Camerano calcio

Il Camerano calcio disputa il campionato di Eccellenza. La prossima stagione, 2017/2018, si preannuncia ricca d’interesse con l’aggiunta di squadre come la Civitanovese, la Recanatese e forse addirittura l’Ancona. Se i lavori al “Montenovo” non partono per tempo, si rischia si debba giocare quasi tutto fuori Camerano, e la stessa cosa vale per le altre squadre locali e per tutto il settore giovanile.

«Così non si va da nessuna parte – conclude Rabini – va bene rimettere mano all’impianto di Via Loretana, ma non possiamo delegittimare il lavoro e i sacrifici personali ed economici delle società calcistiche e la loro programmazione finanziaria e sportiva per i ritardi  o le indecisioni politiche del governo locale. Faccio appello all’assessore allo Sport, all’assessore ai lavori pubblici ed al sindaco affinché si possa davvero cambiare rotta e far partire i lavori a giugno, così come era stato sempre detto. Farli ad ottobre sarebbe una sconfitta per tutta Camerano».


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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