Riqualificazione del bellavista Fuori Porta: dov’è finito il chiosco bar?

Se lo chiede Lorenzo Rabini di Operazione Futuro insieme a tanti cittadini

Camerano. C’è questa storia, tutta da chiarire, che riguarda il belvedere di Camerano. Quell’area, per intenderci, che tutti i residenti conoscono come “For’de’porta” (come riportato nei decreti regionali). Te lo trovi uscendo dal centro paese, sulla destra, sottoforma di una grande terrazza panoramica che permette alla vista di spaziare fino al mare e alle colline e paesi che fanno da corona al Conero. Un panorama mozzafiato a trenta passi dal bar Bosco.

La terrazza del bellavista a Fuori Porta che doveva ospitare il nuovo chiosco bar
La terrazza del bellavista a Fuori Porta che doveva ospitare il nuovo chiosco bar

Una storia da chiarire – dicevamo in premessa – portata alla ribalta della cronaca da Lorenzo Rabini, capogruppo della lista civica Operazione Futuro e consigliere di minoranza in Consiglio comunale.

«Ho cinquantadue anni – si presenta Rabini – e abito a Camerano da sempre. La mia è una delle famiglie storiche del paese. Sono sposato con Stefania e ho due figli, Filippo e Alessandro. Questo, per me, è il quarto mandato consecutivo come consigliere. Ricopro la stessa carica anche nel Consiglio provinciale da sette anni».

Lorenzo Rabini, capogruppo della lista civica Operazione Futuro
Lorenzo Rabini, capogruppo della lista civica Operazione Futuro

Una carica, quella provinciale, che andrà a scadere presto con l’abolizione delle provincie.

«No, questa è una diceria che va smentita – sbotta Rabini – vero è che l’abolizione è inserita nel prossimo referendum, ma anche se dovessero vincere i sì resta la legge ordinaria Del Rio che tutela l’ente d’Area Vasta che comunque resterà in piedi e funzionante. Certo, io spero che vincano i no e che la provincia possa tornare a ricoprire quel ruolo politico e amministrativo che le compete».

Rabini, attraverso una interrogazione, ha chiesto all’Amministrazione di chiarire la situazione attuale del bellavista fuori porta dal momento che per lui certi conti non tornano. Vediamo di riassumere brevemente la questione.

La storia

Tutto nasce due amministrazioni fa con un progetto di riqualificazione e valorizzazione ambientale di siti della Riviera del Conero – asse V Por Fesr Marche – grazie all’accesso a fondi europei (2007/2013).

Al Comune di Camerano viene concesso un contributo pubblico comunitario pari a 300mila euro, sui 460mila previsti, finalizzati alla riqualificazione e ristrutturazione dell’area “belvedere panoramica conosciuta come Fuori Porta”.

Il progetto prevedeva la demolizione di un chiosco bar esistente e la ricostruzione dello stesso con un manufatto a due livelli, parallelo ad una scalinata che scende proprio a Fuori Porta. Il resto ce lo racconta il consigliere Rabini.

«Sono passati tanti anni da allora e dall’emanazione dei decreti regionali riguardanti l’approvazione di quel progetto e la sua ammissibilità al finanziamento – spiega Rabini -. E altrettanti ne sono passati dalla pubblicazione delle delibere comunali e delle varianti allo stesso. Oggi, l’area si presenta incompleta rispetto al progetto originario. È stata rifatta la pavimentazione del bellavista, sono state aggiunte alcune panchine, fatto un intervento sui giardini sottostanti, ma del nuovo chiosco bar non c’è neppure l’ombra. Anzi – sottolinea il consigliere – col tempo il locale sottostante dello scheletro della struttura esistente, mai terminata, si è trasformato in un nascondiglio per spaccio e uso di droghe. Tanto è vero che è stato temporaneamente chiuso con assi di legno».

I locali sottostanti la terrazza del bellavista sbarrati con assi di legno
I locali sottostanti la terrazza del bellavista sbarrati con assi di legno

Avete provato a chiedere un parere ai cittadini sulla mancata ricostruzione del chiosco bar?

«Ci sono state assemblee pubbliche che hanno affrontato il tema. Dalle quali è emerso un parere quasi generale sul fatto che un nuovo chiosco toglierebbe visibilità allo splendido panorama di Fuori porta. Resta il fatto, inequivocabile, che il progetto approvato e finanziato con denaro pubblico comunitario è mancante di questo manufatto su due piani. Operazione futuro vuole fare piena luce su questa vicenda, sui finanziamenti avuti per realizzare il progetto e sulla sua mancata realizzazione».

Come a dire: dove sono finiti tutti i soldi incassati dal Comune se il progetto è stato realizzato solo in minima parte? Domanda che giriamo al sindaco Annalisa Del Bello.

«Ricordo vagamente quel progetto – spiega la prima cittadina – anche perché risale a due amministrazioni fa e dunque non l’ho vissuto in prima persona. Quel contributo comunitario fu chiesto per la riqualificazione di tutta l’area interessata: il rifacimento del bellavista con accessori d’arredo vari e i giardini sottostanti. La ricostruzione di un nuovo chiosco bar fu inserito nel progetto da quell’amministrazione e ricordo che fu fatto un bando per la sua realizzazione. Ma andò deserto, non si presentò nessuno e il progetto cadde nel dimenticatoio».

Annalisa Del Bello, sindaco di Camerano
Annalisa Del Bello, sindaco di Camerano

Dunque, i 300mila euro ottenuti sono stati spesi tutti per la riqualificazione?

«Certo. Esiste una commissione che vigila su come vengono spesi i contributi europei. Del proprio operato, le amministrazioni devono rendergli conto. Se ci fossero state delle irregolarità sarebbero uscite fuori da tempo».

Passerà molto tempo prima di trovare una soluzione per terminare quel lavoro? Quei pannelli di legno grigio che sbarrano l’ingresso dei locali sotto il bellavista sono proprio brutti a vedersi.

«Sì, lì si sarebbe dovuto intervenire da tempo – ammette la Del Bello – ma ci sono sempre troppe cose da fare con maggiore priorità. Se per quanto tempo intende quest’anno, non credo sarà possibile. Si era pensato di concedere quei locali a qualche associazione, vedremo, bisogna ragionarci. Nei prossimi anni affronteremo di sicuro la questione e troveremo una soluzione».

E i pannelli di legno? Magari sostituirli provvisoriamente con qualcosa di decente…

«Se ne può parlare. Vedremo il da farsi».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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