Riaprono i parchi e i giardini pubblici da sabato 30 maggio

La prima cittadina Annalisa Del Bello: “Se non verranno rispettate le regole mi vedrò costretta ad emettere ordinanza di chiusura”

Camerano, 28 maggio 2020 – Come comunicato dall’Amministrazione comunale, da sabato 30 maggio Camerano riaprirà i parchi pubblici all’uso dei cittadini dopo la serrata durata mesi per via delle disposizioni anti Covid emanate dal Governo.

Due giorni d’attesa, che il Comune impiega tagliando l’erba e rendendoli fruibili, e riapriranno la Pineta comunale, il Parco del Picchio, Colle Lauro, Parco di Via Fermi, Parco di Via Zara e quello di Via Scandalli.

Camerano – Una visione notturna del Parco di Via Scandalli con i giochi chiusi al pubblico con fettucce. L’auspicio di tutti è quello di non vedere più immagini del genere

Ogni mattina i giochi verranno sanificati, mentre durante l’intera giornata la situazione dei flussi delle persone che ne fruiranno verrà monitorata dalle forze dell’ordine e dalla protezione civile. Le regole da osservare sono quelle che ormai abbiamo imparato a memoria:

  • sono vietati assembramenti,
  • devono essere mantenute le distanze di sicurezza
  • deve essere indossata la mascherina.

Sulla loro osservanza il sindaco Annalisa Del Bello si dimostra inflessibile: «Se non rispetteremo queste regole – ha fatto sapere – mi vedrò costretta ad emettere ordinanza di chiusura». Siamo pienamente d’accordo con lei. È comprensibile che i bambini abbiano una gran voglia di uscire di casa e giocare e socializzare all’aria aperta, ma gli adulti e i loro genitori devono dimostrare di essere persone responsabili.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo