Massimo Berti di Sinistra Camerano condanna gli assalti alla Cgil

“Sono in gioco i nostri valori e la nostra libertà. Mai più fascismi!”

Camerano, 15 ottobre 2021 – Dopo il terribile assalto alla sede nazionale della Cgil a Roma, e quello più recente alla sede della Cgil di Jesi, la Sinistra Camerano ha emesso un comunicato di solidarietà a firma Massimo Berti. Di seguito, la pubblicazione integrale.

Massimo Berti di Sinistra Camerano

«Con l’aggressione di sabato e quella di Jesi si è voluto colpire una grande organizzazione di massa e il ruolo che il sindacato ha svolto e deve poter svolgere soprattutto in questo particolare momento in cui è necessario unire il Paese, rimettendo al centro il lavoro, la giustizia sociale e i diritti delle persone, e costruendo le condizioni per un nuovo modello sociale di sviluppo, rispettoso del lavoro e dell’ambiente e capace di ridurre le diseguaglianze.

Nell’esprimere solidarietà alla Cgil e anche agli operatori ospedalieri che si sono visti minacciare in un ospedale romano mentre svolgevano le loro funzioni, dobbiamo condannare fermamente questo ritorno alla violenza in un momento così cruciale per la ripresa economica del paese.

La sinistra di Camerano si associa a tutti coloro (Anpi, Sindacati, Associazioni) che chiedono con vigore che vengano sciolte le organizzazioni fasciste e che vengano rimossi quei terribili simboli che si richiamano al fascismo.

La sinistra di Camerano invita le Amministrazioni locali limitrofe ad approvare una delibera per non concedere gli spazi pubblici a siffatta gentaglia.

Sabato 16 ottobre a Roma gli antifascisti ed i lavoratori daranno prova di una grande risposta popolare. Da sabato in poi l’antifascismo deve diventare un impegno, sono in gioco i nostri valori e la nostra libertà. Mai più fascismi!»

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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