Mamme furibonde: la scuola non tiene conto delle nostre problematiche!

La dirigente scolastica, professoressa Bottaluscio, si arrocca dietro norme e disposizioni: “il pre scuola non ci compete”

Camerano. Con l’avvicinarsi dell’apertura delle scuole, siamo al 14 settembre, la preoccupazione dei genitori per lo stato degli edifici scolastici che accoglieranno i loro figli si fa pressante. Il sisma del 24 agosto ha colpito Abruzzo, Umbria e Marche, e qualche interrogativo in tal senso non è del tutto fuori luogo. È di pochi giorni fa la chiusura della chiesa di San Germano lesionata leggermente dalle scosse, e questo non aiuta a star sereni.

Di questo e di altro abbiamo parlato con la Dirigente scolastica professoressa Barbara Bottaluscio.

Roma, il Quirinale. Da sinistra, il ministro Giannini e il Presidente Mattarella consegnano un attestato alla dirigente scolastica di Camerano professoressa Barbara Bottaluscio (con la giacca bianca)
Roma, il Quirinale. Da sinistra, il ministro Giannini e il Presidente Mattarella consegnano un attestato alla dirigente scolastica di Camerano professoressa Barbara Bottaluscio (con la giacca bianca)

Professoressa, abbiamo criticità negli edifici del suo Plesso?

La rimando alla comunicazione del signor sindaco e dell’Ufficio tecnico per cui gli eventi sismici non hanno creato anomalie”.

Chi meglio di lei, che ci vive dentro, può dire se è tutto a posto? 

“Ribadisco, mi rifaccio alla comunicazione del sindaco; non ho i requisiti tecnici per verificare la stabilità o quant’altro”.

Ci facciamo bastare l’affermazione che un documento ufficiale dell’Ufficio tecnico abbia comunicato che gli edifici sono a posto. Torniamo alla chiacchierata con la dirigente scolastica. C’è da chiarire questo fatto dell’ingresso mattutino all’asilo e alle elementari.

La scuola materna Damiano Chiesa
La scuola materna Damiano Chiesa

Professoressa, chi ha preso la decisione di non accettare più, al mattino, l’ingresso anticipato di un quarto d’ora degli allievi dell’asilo e della scuola elementare?

“Le decisioni organizzative sono mie e competono solo a me. Non è una novità di quest’anno. È un servizio che è stato bloccato da tre anni”.

Come mai?

“I tagli del personale e dei collaboratori scolastici ci hanno indotto a questa riorganizzazione. Il pre scuola non compete alla scuola, bensì all’ente locale, e per andare incontro alle richieste dei genitori c’è stata, nella scuola elementare, un’organizzazione del post scuola ad opera del comitato dei genitori. Sono solo due le persone che hanno richiesto il servizio dell’ingresso mattutino anticipato ma ripeto, non compete alla scuola”.

Professoressa, stiamo parlando di un quarto d’ora…

“Quarto d’ora o non quarto d’ora, ci sono delle problematiche non indifferenti. Lei pensi a quel collaboratore che, da solo, deve controllare gli allievi; se deve accompagnarne uno in bagno che fa, lascia incustoditi gli altri? Questa è una responsabilità che non compete alla scuola”.

C’è un’altra questione spinosa che ci è stata segnalata da alcune mamme: la possibilità che i loro bambini possano tornare a casa da scuola da soli. Non tutte hanno la possibilità di delegare l’incombenza a un nonno, a un parente o a un altro genitore disponibile. C’è chi perde ore di lavoro, per questo, e qualcuna rischia anche il licenziamento.

La scuola primaria L. Sperandei
La scuola primaria L. Sperandei

Professoressa Bottaluscio, c’è la possibilità di derogare a questa regola?

“Assolutamente no. La scuola è responsabile del bambino finché non arriva a casa. L’anno scorso alcuni genitori si sono organizzati in rete: uno di loro portava a casa più allievi”.

Converrà con noi che questa procedura è poco corretta: così si responsabilizza un genitore sulle sorti di più bambini che non sono figli suoi.

“Sono genitori che si scelgono individualmente. Inutile far polemica…”

Non stiamo facendo polemica, stiamo dicendo le cose come stanno. La scuola non vuole assumersi certe responsabilità e le delega a un genitore. Ci è stato comunicato che il Provveditore non sarebbe contrario a che un genitore in difficoltà per il ritiro possa firmare una manleva alla scuola per deresponsabilizzarla.

“Questa comunicazione del Provveditore non mi risulta. Comunque è una circolare che ha valore normativo decisamente inferiore alla norma di legge”.

L’ultima domanda, poi la lasciamo tranquilla. La scuola, dunque lei, è disponibile ad un incontro con i genitori per affrontare e tentare di risolvere tutte queste questioni, o non se ne parla?

“Se è stato istituito il post scuola è perché la scuola si è resa disponibile. Se parliamo del pre scuola che questi genitori venissero e ne discuteremo, purché le scelte siano condivise perché, ripeto, la scuola non può farsene carico”.

Questo significa che se un genitore le firma una manleva lei l’accetta?

“No. Perché comunque resta la consapevolezza di un rischio…”

Non più, con quel documento firmato.

“No, non è liberatoria”.

Salutiamo la dirigente e la chiudiamo qui. C’era un tempo in cui le problematiche si condividevano e si risolvevano. Un tempo in cui le esigenze dell’individuo erano centrali rispetto alla burocrazia, alle norme e alle disposizioni. Quel tempo si chiamava Buon Senso. In fondo la professoressa, rigida e ligia al ruolo che ricopre, non ha colpe. Lei mette in atto, e fa rispettare, disposizioni piovute dall’alto che non hanno il buon senso di tenere conto dei tempi, e delle necessità di genitori afoni. Quegli stessi genitori che a questi signori pagano lo stipendio.


2 commenti alla notizia “Mamme furibonde: la scuola non tiene conto delle nostre problematiche!”:

  1. Intanto grazie a Nadia Massacesi per aver condiviso l’articolo da cui è nata una vivace discussione e poi mi permetto di dire la mia.
    I problemi della Scuola sono diversi e forse, quelli delle elementari, più particolari. La Scuola Speradei è stata “rivista” alcuni anni fa e in maniera, secondo me, barbara dal punto di vista architettonico e da quello “vivibile”, di aria, di ossigeno. E basta andare all’ultimo piano, entrare in una aula per capire ciò che dico: classi di 25 alunni che respirano l’aria consumata dei piani inferiori che arriva attraverso delle feritoie al piano. Aule anguste che non assicurano il necessario volume di aria di ricambio. Poi c’è il discorso di “come” raggiungere la scuola, il discorso dei pulmini che hanno tolto e dei costi aumentati per il mezzo servizio che svolgono attraverso il progetto “Pedibus” che tanto piace alla nostra sindaca. Se una mamma deve portare il figlio al centro raccolta in auto, tanto vale che lo porti a scuola; e non fa una grinza!! Poi il discorso parcheggi ma torniamo alla preside così ligia al dovere e così poco disponibile al dialogo. Credo che se noi tutti obbedissimo alla Legge, nessuno uscirebbe più di casa. Sulla non necessaria stretta osservanza dei regolamenti , con più spazio al buonsenso della preside parlerò più avanti. Per il momento aspetto che risponda alle mie lettere relative all’archivio scolastico, lettere scritte da quattro anni a questa parte. Aspetto di sapere come mai ha bocciato uno storico e me per la lettura di scritti in dialetto, a scuola. Molte insegnanti hanno paura di questa preside che mi fa venire in mente, a differenza, una persona, suo collega, il professor Donzelli, uomo di talento, ricercatore storico e scrittore di testi ma, soprattutto, preside collaborativo, pieno di buonsenso, sempre disponibile all’innovazione, al progresso e MAI ACCENTRATORE. Accentrare significa esprimere insicurezza, incapacità organizzativa, mancanza di buonsenso che, purtroppo, non si insegna nelle scuole ma si impara nelle esperienze della vita . Anche i pochi, le “minoranze”, hanno diritto ad essere ascoltati. Riparleremo, più avanti, della nostra preside accentratrice. grazie per avermi letto.

    • Grazie per suo commento, sig. Giostra. Brutto leggere che molti insegnanti hanno timore della dirigente. Ovviamente è una sua dichiarazione. Mi aspetterei commenti da qualche mamma, augurandomi che i genitori non temano di esporre le proprie considerazioni.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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