Le spigolature di Armando Ginesi

Le bugie del Governo, le belve di Colleferro, il decadimento socio-culturale della famiglia

#Puntoduepuntipuntoevirgola

Camerano, 10 settembre 2020

AUT AUT- ET ET

La dottrina cristiano-cattolica è per  la cultura dell’et-et, mentre altre correnti di pensiero, anche religioso ed anche cristiano (vedi il protestantesimo: si pensi alla filosofia di Soren  Kieerkegard) sono per l’aut-aut.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte deve essere protestante, perché alla festa dell’Unità di Modena – l’ho sentito con i miei orecchi – prima di tuffarsi sopra un piatto di tortellini al sugo,  parlando della scuola, ha detto: “Non ci saranno più classi pollaio”. Il giorno dopo una giovane mamma mi ha riferito che nel villaggio in cui  abito io l’asilo nido sarà composto da 27 bambini.

Anche il ministro della pubblica istruzione, Lucia Azzolina, deve far parte di qualche gruppo evangelico-riformista perché anche lei ha detto che la scuola riaprirà senza problemi. Poi leggo sui giornali: “In 50.000 alunni senza classe”. “I pulmini per il trasporto sono insufficienti; “I mezzi viaggeranno con i finestrini aperti” (nella speranza che il clima sia benigno, aggiungo io).

Una dichiarazione contro l’altra. Aut-Aut, dunque, alla base del pensiero ideologico (quale?) del Governo. Almeno per quel che riguarda la scuola. Per il resto poi, è meglio lasciar perdere.

LE BELVE

‘Saltavano come belve sul corpo inerte di Willy’, riferiscono numerosi testimoni e dimostrano molte immagini registrate a Colleferro dalle telecamere installate nella zona del fattaccio. Bene fanno i magistrati della Procura a rubricare il delitto da preterintenzionale a volontario. La volontà di uccidere, da quel che viene fuori dalla loro storia, quei quattro ce l’hanno nel sangue al posto delle piastrine.

Ma il problema non è solo a Colleferro. È in tutto il Paese (e voglio fermarmi allo Stivale). Ovunque, soprattutto di notte ma non solo, risse, accoltellamenti, scippi, stupri, rivoltellate, investimenti con auto di grossa cilindrata e superveloci, botte gratuite. Prepotenze dì ogni tipo in nome del “diritto” (aberrante) di fare ognuno quel che vuole, quel che più gli aggrada, in nome – Dio li perdoni – di un concetto distorto fino allo spasimo della libertà.

Libertà di contravvenire alle regole stabilite da qualsiasi autorità. Libertà di dire NO a qualunque cosa. Perché? E chi se ne cale?  l’importante è dire NO. Sembra che il negazionismo sia il nuovo credo. Ma esso, non è difficile capirlo, costituisce l’anticamera del suicidio della società e dei suoi singoli componenti.

Alla base di tutto ci sono problemi in famiglia (ammesso che le famiglie ancora esistano), perdita di valori della tradizione non sostituiti con altri elaborati per vivere il futuro, perdonismo diffuso per debolezza dello Stato, incompetenza e ignoranza elevate a obbiettivi da raggiungere, competenza e merito visti come simulacri di un odiato passato da abbattere. E poi c’è l’alcool e, soprattutto, c’è la droga. La droga che significa soldi, tanti soldi, per chi la commercia; e soldi, tanti soldi da parte di chi la consuma. E se non ci sono? Si rubano, a costo di ammazzare il padre, di sgozzare la madre, di dar fuoco all’amante.

La violenza e l’arroganza la fanno da padrone negli atti quasi quotidiani, al pari della corruzione in ragione di una corsa sfrenata al consumo e al divertimento, nuovi dei Moloch ai quali si è disposti  a sacrificare qualsiasi cosa.

E non dite che vedo nero, che esagero, che sono un catastrofista. Sono semplicemente un realista che si rifiuta – come sempre si è rifiutato – di guardare quel che accade senza indossare gli occhiali menzogneri fatti inforcare da questa o da quella linea politica demagogica. Persino la natura ha detto basta e si ribella contro il suo inquilino sciagurato che si chiama uomo.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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