Le nuove tecnologie cancellano un pezzo della nostra storia

Rottamata l’ultima cabina Telecom a Camerano

Camerano. Esistono fatti, piccoli avvenimenti nel sociale, che trasmettono in modo inequivocabile cambiamenti epocali nella vita di ognuno di noi. Situazioni quasi inavvertite dai più, ma che danno il segno della metamorfosi evolutiva della nostra specie.

Stiamo parlando, ovviamente, delle vecchie cabine telefoniche della Telecom. Avete presente? Quelle scatole a vetri con pannelli rossi dove si entra per telefonare. Postazioni pubbliche con all’interno telefoni ad uso pubblico funzionanti con un gettone – un tempo – o con una scheda telefonica ai giorni nostri.

L'ultima cabina Telecom
L’ultima cabina Telecom di Camerano rimossa e demolita

Negli anni settanta del XX secolo queste cabine erano gialle poi, forse per scimmiottare quelle celeberrime londinesi, sono diventate rosse. Le prime funzionavano a gettoni, ve li ricordate? Erano bruniti, con una tacca trasversale su una faccia e due sull’altra, e venivano infilati in una fessura verticale con un maschio da un lato e due dall’altra, in modo che potevi infilarli solo da un verso.

Il vecchio gettone telefonico italiano (foto di Duvilar)
Il vecchio gettone telefonico italiano (foto di Duvilar)

Chi ha fatto il servizio militare o ha avuto una fidanzata in luoghi lontani, sa benissimo di cosa stiamo parlando. Delle tariffe orarie scontate se telefonavi dopo le 21, e delle lunghe code che a volte si formavano fuori dalla cabina.

Oggi, tutto questo non esiste più o quasi. Le nuove tecnologie, l’invenzione dei cellulari prima e degli smartphone poi, hanno in pratica decretato la morte delle cabine telefoniche. Resistono, modificate e dotate di nuovi sistemi tecnologici, solo in rare realtà metropolitane (ne parliamo più avanti, ndr). Ma della classica cabina rossa non c’è quasi più traccia.

A Camerano, giusto ieri, è stata smantellata e inviata alla demolizione quella che resisteva nella piazzetta antistante lo stadio comunale “Montenovo”. Oggi, a testimoniare della sua esistenza, resta un quadrato di bitume scuro dove prima poggiava la sua base. Con lei se ne va l’icona di un tempo e di abitudini ormai superate. Un piccolo aggeggio di 14 X 7 cm., spesso mezzo centimetro, è riuscito a distruggere migliaia di giganti rossi e quadrati alti due metri e larghi 1. Cancellando, per sempre, una fetta consistente della nostra storia.

La storia

 

Il modello tipo U+I con gettoniera, usato in Italia dal 1964 al 1982;
Il modello tipo U+I con gettoniera, usato in Italia dal 1964 al 1982 (foto Rosso Malpelo)

 

L’installazione della prima cabina telefonica pubblica, risale al 10 febbraio 1952 in Piazza San Babila a Milano, per iniziativa della concessionaria Stipel. La struttura era in metallo e vetro, materiali con cui vennero realizzate anche nel corso dei decenni successivi.

In precedenza i telefoni pubblici erano esclusivamente installati presso esercizi pubblici quali bar, edicole, ecc. o nei Posti Telefonici Pubblici (PTP).

In Italia le cabine telefoniche hanno ospitato diversi tipi di apparecchi telefonici: dai telefoni con combinatore a disco, con selezione dei numeri analoga al modello S62 “Bigrigio” si è passati ai primi telefoni a tastiera, poi all’apparecchio Rotor in funzione dal 1987, poi nel 1998 al “Tuo”, un modello only card di colore rosso con cornetta nera ed infine al modello Digito in funzione dal 2002, tuttora presente nelle cabine attive.

Foto Rosso Malpelo)
Modello G+M (foto Rosso Malpelo)

 

 

Il modello tipo G+M con gettoniera, usato in Italia dal 1982 al 1987.

Il modello Rotor con gettoniera e imboccatura per la scheda telefonica, usato in Italia dal 1987 al 2002.

Durante gli anni settanta del XX secolo le cabine telefoniche diventarono consuete nel paesaggio urbano italiano. Nel 1971, in Italia, erano installate circa 2mila e 500 cabine, mentre alla fine del decennio, le cabine ammontavano a 33mila.

Il telefono pubblico era ormai largamente diffuso per le strade.

Nel 1976 furono utilizzate, in via sperimentale, le prime schede telefoniche prepagate, diventando negli anni a venire oggetto di collezionismo.

 

 

 

Il modello Rotor (foto Rosso Malpelo)
Il modello Rotor (foto Rosso Malpelo)
Il modello Digito (foto Piergiuliano Chesi)
Il modello Digito (foto Piergiuliano Chesi)

 

Il modello Digito con gettoniera e imboccatura per la scheda telefonica, usato in Italia dal 2002.

A partire dagli anni 2000, il calo dell’utilizzo delle cabine telefoniche ha pregiudicato anche l’uso delle schede telefoniche, infatti nonostante la Telecom Italia ne distribuisca ancora la vendita, attualmente è pressoché improbabile trovare un rivenditore fornito che le metta in commercio. Le postazioni pubbliche telefoniche attive, difficilmente presentano la sola fessura per l’utilizzo esclusivo della scheda telefonica; al contrario invece, una percentuale dei telefoni pubblici (perlopiù quelli installati nelle strutture pubbliche o private), presentano la sola fessura per i pagamenti in moneta, mentre quelli stradali in genere sono omologati per ambedue i sistemi di pagamento. I gettoni telefonici uscirono dalla circolazione il 31 dicembre 2001 con l’avvento dell’euro e le schede magnetiche sono diventate oggetti sempre meno utilizzati.

Nel 2010 la delibera n. 31/10/CONS dell’Agcom – pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana – ha autorizzato Telecom Italia alla rimozione dei telefoni pubblici non più strettamente necessari, facendo salvo però il diritto dei cittadini a presentare opposizione. Al 2011 si stimava la rimozione quasi totale delle cabine sul territorio italiano entro il 2015, tuttavia nello stesso anno si registrò un’inversione di tendenza e la Telecom valutò la loro sostituzione con cabine di nuova generazione.

 

Durante il governo Monti una interrogazione parlamentare dei Radicali Italiani (in merito alla rimozione delle cabine telefoniche e agli obblighi di Telecom Italia derivanti dallo svolgimento del servizio pubblico universale), il sottosegretario allo sviluppo economico Massimo Vari ha comunicato che al 31 dicembre 2011 erano presenti sul territorio italiano 97mila cabine telefoniche, di queste, ha comunicato: “continuerà la rimozione ad esclusione di quelle situate in ospedali, caserme, scuole, aree non coperte dal servizio di telefonia mobile e territorialmente disagiate”. La prima “cabina intelligente” di Telecom è stata installata in via sperimentale il 2 aprile 2012 a Torino ed include l’accesso ad Internet e ad altre informazioni utili, nonché quattro colonnine per la ricarica di scooter e biciclette elettrici.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Come cambia l’informazione al tempo dei social

La capacità delle Amministrazioni comunali di trasmettere il proprio operato


Camerano, 16 maggio 2022 – È fuori da ogni dubbio o discussione: l’avvento dei social ha letteralmente stravolto il mondo della comunicazione, il modo di fare informazione e dare le notizie. A volte migliorando le cose, a volte peggiorandole in modo inaccettabile e, spesso, dannoso.

L’avvento del web, e di piattaforme come Facebook, Tik Tok, Twitter, WhatsApp, Telegram, ha aperto spazi infiniti e fatto crollare muri dell’incomunicabilità prima inaccessibili. Ma, se da un verso ha messo in comunicazione fra loro gli individui di tre quarti del mondo, da un altro ha concesso diritto di parola e di replica anche agli imbecilli che, considerati certi interventi visti su Facebook, prolificano a tutte le latitudini dell’emisfero. Umberto Eco docet, quando affermò: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Era il giugno del 2015.

La sua affermazione, oggi, è stata ampiamente dimostrata. Nel campo della comunicazione, che andrebbe trattata con molta delicatezza, ci si sente tutti giornalisti. Tanti, troppi i novelli Indro Montanelli o Enzo Biagi che sia, pronti a dare per primi lo scoop giornaliero di quanto accaduto sotto casa, o al vicino di pianerottolo, o in piazza, o dall’altro capo del mondo, con il risultato di spargere spazzatura a destra e a manca. Tanti, troppi quelli che riprendono dai social una news e, convinti d’essere gli unici, la fanno rimbalzare qua e là aggiungendo – o togliendo – qualche contenuto. Tanti, troppi quelli che gli danno seguito, non verificano le fonti e contribuiscono ad allagare l’oceano delle fake news.

Poi, ci sono gli Enti pubblici, i Comuni che, come diretta conseguenza dell’avvento dei social, sono stati costretti a dotarsi di Uffici stampa per soddisfare con comunicati giornalieri le bocche fameliche delle miriadi di testate giornalistiche (tra cui la nostra), nate grazie alla facilità di comunicare attraverso i social. Oggi, un Ufficio stampa non si nega a nessuno, ce l’hanno quasi tutti, anche quelle piccole realtà che un tempo non se lo sognavano neppure lontanamente. Anche se, spesso, a gestire un Ufficio stampa non sono giornalisti iscritti all’Ordine ma figure che l’Ordine dei giornalisti non sa neppure dove sia.

E veniamo alle dolenti note. Mica tutti i Comuni si sono attrezzati seguendo le regole e la legge; addirittura, alcuni Comuni non si sono attrezzati affatto. In alcuni Comuni il Sindaco, vuoi per risparmiare, vuoi perché si considera la reincarnazione di San Francesco di Sales, vuoi perché di comunicare quel che fa non gli interessa affatto (un modo comodo comodo per farsi gli affari propri), l’Ufficio stampa se lo fa da sé. Quando comunica.

Corriere del Conero da sei anni ormai informa i propri lettori attraverso sei pagine dedicate ad altrettanti Comuni: Camerano, Castelfidardo, Loreto, Osimo, Numana, Sirolo; più una settima pagina, chiamata Dal Mondo, dove finiscono tutte le altre notizie che arrivano da Ancona e dalle altre quattro province marchigiane. La nostra è un’informazione a carattere regionale anche se, grazie al web, siamo letti in tutto il mondo.

In questi sei anni abbiamo collaborato – a volte scontrandoci – con questi Comuni e i rispettivi Sindaci. Non tutti sono attrezzati come dovrebbero nel comunicare ai giornali il proprio operato. Ma va detto che comunque la figura del Sindaco è quella che la fa da padrone, nel bene e nel male. C’è Sindaco e Sindaco, c’è chi esagera e chi se ne frega, c’è chi favorisce una testata a scapito di un’altra, c’è chi informa il meno possibile e chi ti sommerge di comunicati ma nel modo sbagliato. Ecco, di seguito, una nostra personale classifica stilata in base alla nostra esperienza e riferita ai Comuni che informiamo.

posizione

Comune

motivazione
1OSIMOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Alcuni comunicati arrivano dalla segreteria del Sindaco; altri dal gruppo consiliare del PD; moltissimi dal sindaco Pugnaloni in persona che elogiamo per la sua puntualità, l’ampiezza dell’informazione e la completezza dei comunicati quasi sempre corredati da foto. Merita ampiamente il primo posto anche grazie al fatto che Pugnaloni ha creato una chat riservata ai soli giornalisti.
2CASTELFIDARDOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Ha una persona che cura l’Ufficio stampa e puntualmente contatta i giornali attraverso Telegram. I suoi comunicati sono ampi, corredati da foto e informano su tutto lo scibile del Comune e anche qualcosa in più.
3ANCONAHa un sito web ufficiale e più di una pagina social. Ha un Ufficio stampa che impiega diversi giornalisti professionisti, strano trovare un Capoluogo di regione al terzo posto. La sua comunicazione verso le testate giornalistiche è la più ampia in assoluto. Peccato che, nonostante in redazione arrivino quotidianamente montagne di comunicati, questi spesso sono privi di fotografie e, dunque, impubblicabili per una testata online come la nostra. Con la forza lavoro che ha, potrebbe fare molto di più. Problema segnalato più volte.
4SIROLOHa un sito web ufficiale che potrebbe essere migliorato e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Insieme a Numana è il Comune con meno residenti (Sirolo, 4mila e rotti; Numana 3.700 e rotti). La comunicazione ai giornali la fa quasi esclusivamente il sindaco Filippo Moschella, spesso rubando tempo al suo tempo libero. Nonostante ciò, da quando in Comune c’è lui la comunicazione da e su Sirolo è migliorata parecchio.
5NUMANAHa un sito web ufficiale e uno per il turismo e una pagina social. Ha un Ufficio stampa curato da una persona. Anni addietro la comunicazione con le testate giornalistiche locali era continuativa, tanto che Numana ricopriva posizioni di vertice nella ns. classifica. Da un paio d’anni a questa parte la comunicazione, molto ricca, si è concentrata sulla stagione turistica estiva, lasciando piuttosto scoperto il resto dell’anno. Peccato!
6LORETOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Almeno, a noi non risulta: non riceviamo comunicati da questo Comune da almeno un anno. Abbiamo contattato per questo il sindaco Moreno Pieroni che si è detto sorpreso e che avrebbe provveduto. Ad oggi, non ha provveduto affatto. La sua comunicazione, tutta personale, per quel che ne sappiamo l’affida ad un videomessaggio che pubblica settimanalmente, tutti i lunedì, sulla pagina social del Comune.
7CAMERANOHa un sito web ufficiale e una pagina social. Non ha un Ufficio stampa. Spiace vedere Camerano all’ultimo posto, ma tant’è, nonostante qui abbia sede la nostra testata. All’inizio del suo mandato il sindaco Oriano Mercante, contattato telefonicamente dal giornale per approfondire un tema, rispose che lui per telefono non rilasciava dichiarazioni, e che avrebbe risposto con i comunicati stampa. Sono passati sette mesi ma di comunicati a firma del Sindaco non ne abbiamo mai ricevuti. Nulla è cambiato, tra l’altro, rispetto all’Amministrazione precedente. Alla ns. redazione manca tantissimo l’assessore Costantino Renato, puntualissimo e molto professionale nei comunicati alle testate giornalistiche.

 

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