Importante commessa per la cameranese Mobitaly in Costa d’Avorio

Per un valore di 650mila euro. L’Africa nuova frontiera per le aziende italiane

Camerano, 3 maggio 2021. L’Africa, soprattutto la zona a sud del Sahel, è la nuova frontiera per le aziende italiane. Paesi come Costa d’Avorio registrano dati di crescita del Pil del 3,7% nel 2021.

Mobitaly, azienda con sede a Camerano che punta al general contractor nel settore mobili e arredamento, si è aggiudicata la fornitura di 55 ville (arredamento completo) ad Abidjan, la città più popolosa ed importante della  Costa d’Avorio. Il contratto è stato già perfezionato con il Ministero delle Finanze del Paese africano. Le ville saranno abitate dalle famiglie dei dipendenti del Ministero. Il valore complessivo della commessa è pari a 650.000,00 euro.

Camerano – da sx: Federico Frontalini e Michele Rogani, rispettivamente presidente e vicepresidente di Mobitaly

«Nella scelta ha giocato un ruolo fondamentale il made in Italy di cui Mobitaly è portabandiera – ha detto Michele Rogani, vicepresidente dell’azienda – e dalla nostra nascita noi lo rappresentiamo. Siamo nati in uno dei distretti del mobile dove abbiamo potuto intercettare le competenze e le capacità di molti tecnici del settore ed un know how di molti decenni di attività».

La serie delle referenze internazionali per Mobitaly è davvero lunga. La commessa africana arriva dopo una serie d’importanti commesse come quelle di Parigi al centro commerciale Le Samaritaine dove sono stati realizzati una serie di espositori per i negozi e sempre nella capitale francese presso l’Hotel Duo, boutique hotel di design, dove Mobitaly ha realizzato porte scorrevoli e pareti divisorie in specchio acciaio.

«Continua il nostro impegno – conclude Rogani – dal punto di vista del contract all’estero con importanti lavori. Siamo un’azienda sempre più internazionale e alfiere del made in Italy nel mondo».

Le attività aziendali procedono positivamente con buone prospettive. Anche quest’anno infatti l’azienda ha assunto due nuove figure professionali: un giovane in produzione e uno nel marketing.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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