Dov’è finito il Corpo bandistico di Camerano?

Dopo lo scioglimento, avvenuto nel 2012, nessuno è stato in grado di ricostituirlo

Camerano. Non c’è festa di paese, ricorrenza storica, celebrazione religiosa, contesa sportiva di rilievo senza una banda musicale ad accompagnare simili eventi.

Il suono dei clarini, dei flauti, delle trombe e dei tromboni, ritmati dalla grancassa e dai piatti, hanno da sempre accompagnato i momenti più intensi della vita sociale di una comunità.

La banda
Una banda musicale accompagna e sottolinea i momenti importanti di una comunità

Se ripenso agli anni della prima gioventù, il primo ricordo nitido è quello di un ragazzino affascinato ed euforico che sgambetta dietro alla banda del paese. Affascinato dagli ottoni dei tromboni che scintillano al sole; dal secco e metallico vibrare dei piatti, dagli squilli di tromba potenti ai quali fanno da controcanto i clarinetti. Euforico per le divise dei suonatori accaldati, e per le marcette espresse da quell’insieme di uomini e strumenti così magici da infondere allegria tutt’intorno.

In Italia esistono circa tremila bande. Esistono un po’ ovunque, tranne che a Camerano. Il Corpo bandistico di Camerano ha cessato di esistere nel marzo del 2012, con le dimissioni dell’allora presidente Flavio Angeletti seguito a ruota da tutto il direttivo. E da allora, sono passati ben quattro anni, nessuno è stato in grado di ricostituire quel corpo musicale che vantava una tradizione centenaria.

La passata amministrazione Piergiacomi, nella figura dell’assessore alla Cultura Facchi, si era detta interessata alla ricostituzione ma nell’arco di tutta la sua legislatura non è stata in grado di concretizzare le intenzioni. Risultato? Dal 2012 a oggi ogni volta che Camerano ha sentito la necessità di avere una banda se l’è andata a prendere da un’altra parte.

Brutta storia. Grande vuoto. E sì, perché un paese senza una banda musicale perde una grossa fetta della sua identità storica e sociale. E se una amministrazione non è in grado di ricostituire un corpo bandistico, come può aspirare a realizzare opere molto più impegnative come, ad esempio, la ristrutturazione di un teatro anch’esso abbandonato al suo destino?

Mancanza di volontà? Menefreghismo? Incapacità? Indifferenza da parte della cittadinanza? Braccio di ferro fra le parti per dimostrare chi decide e chi subisce, chi comanda e chi esegue, chi sta sulle sue e non vuole mollare?

Sono tante le domande alle quali è difficile dare risposte. Domande che all’ultimo consiglio comunale si è posto anche Lorenzo Rabini, capogruppo di minoranza di Camerano operazione futuro che, con una interrogazione, ha chiesto lumi al sindaco in merito alla questione. Due semplici domande: che cosa, nel concreto, dal 2012 ad oggi l’amministrazione comunale ha fatto per riorganizzare il Corpo bandistico? Quali motivazioni giustificano il fatto che al momento nulla si sia concretizzato?

L'assessore Ilaria Fioretti con delega alla Cultura
L’assessore Ilaria Fioretti con delega alla Cultura

All’interrogazione, per la maggioranza, ha risposto Ilaria Fioretti, assessore alla Cultura.

Al primo quesito la risposta è stata rapidissima: non si è fatto nulla. Facchi s’era preso l’impegno ma poi tutto è finito nel dimenticatoio o sommerso dai lacci delle difficoltà.

Al secondo quesito la risposta è stata… dunque, vediamo di trovare l’aggettivo… sì, ne abbiamo tre: prolissa, inconsistente, inadeguata. Per carità, la volontà per ricostituire la banda è stata confermata dalla Fioretti ma… l’assessore s’è persa in uno sproloquio di intenzioni, cose da fare, analisi socio-politiche-amministrative; questionari, educazione alla musica, progetti di fattibilità da verificare sul campo, nelle scuole, fra i suonatori… insomma, dopo tutta questa po’ po’ d’esposizione la sensazione che ne abbiamo ricavato è che non basterà un miracolo per ricostituire la banda a Camerano. Se tutto andrà per il verso giusto ne occorreranno quattro o cinque alla Fioretti per riportare gli ottoni in Piazza Roma.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

© riproduzione riservata


link dell'articolo