Caso Baldini. Politici e potere, tante chiacchiere ma i fatti stanno a zero!

Oggi i resistenti hanno messo in atto un corteo nel centro di Ancona

Camerano – Nel giorno della ricorrenza del 25 aprile, la liberazione  dell’Italia, sul cavalcavia 166 dell’A14 non si libera un bel niente. Le barriere jersey sono ancora lì, insieme ai 15 resistenti della ditta Baldini. Così come nulla è stato fatto né per il collaudo del ponte né per la rimozione del cartello che limita la percorrenza sullo stesso a 12 tonnellate.

Continua giorno e notte il presidio del ponte da parte dei resistenti della ditta Baldini (foto Lorenzo Paradisi)
Continua giorno e notte il presidio del ponte da parte dei resistenti della ditta Baldini (foto Lorenzo Paradisi)

La vicenda inizia a ritagliarsi i contorni della farsa.  Gli unici ad essere seri e determinati sono i 15 dipendenti licenziati che continuano con coerenza, coraggio e pazienza a presidiare il ponte incriminato, con l’unico obiettivo di salvaguardare la sopravvivenza dell’azienda e il loro posto di lavoro.

Per il resto, “solo chiacchiere e distintivo” per citare la celeberrima battuta di Robert De Niro nel film “The untouchables”. Già, gli intoccabili. Perché proprio intoccabili sembrano essere i vertici di Autostrade per l’Italia – rei di aver abbassato il limite del ponte da 72 a 12 tonnellate a propria discrezione e comodo, con l’aggravante del posizionamento delle barriere jersey su un’area privata.

Il cavalcavia 166 con Il cartello che vieta il passaggio a mezzi con peso superiore alle 12 tonnellate
Il cavalcavia 166 con Il cartello che vieta il passaggio a mezzi con peso superiore alle 12 tonnellate

E intoccabile dalla vicenda sembra essere il Prefetto di Ancona dott. Antonio D’Acunto che si è limitato a promettere una telefonata ai vertici di Autostrade e nulla più.

Così come intoccabili sembrano essere i leader politici della Regione Marche: «Abbiamo provato a sensibilizzarli – grida un esasperato Sandro Baldini, titolare dell’azienda boicottata – ma non si è visto nessuno! Nessuno si rende conto – continua con rabbia – che anche un giorno di ritardo può pregiudicare la nostra sopravvivenza».

Alcuni politici locali, però, si sono fatti vedere, ribadiamo. «Sì, è vero – conferma Baldini – ma solo dopo parecchie insistenze da parte nostra. Hanno impiegato giorni a decidersi».

Sandro Baldini, titolare dell'azienda
Sandro Baldini, titolare dell’azienda

A onor di cronaca qualcuno si è mosso anche in alto, chiedendo a gran voce la riapertura del ponte. Lodolini deputato PD; Paglia di Sel che ha depositato una interrogazione a Montecitorio, giusto per fare due nomi. Ma la sensazione è che si voglia cavalcare più la tigre della visibilità che risolvere la questione, vista anche la solerzia con cui i politici in questione si sono affrettati a far conoscere ai media le loro rimostranze.

“Chiacchiere e distintivo”, e poco più. Perché: «Per riaprire il ponte ai nostri mezzi occorre mezz’ora – spiega Simone Paoletti portavoce dei resistenti – giusto il tempo di togliere le barriere jersey. O, alla peggio, giusto 3/4 ore il tempo necessario per collaudare il ponte».

I resistenti della Baldini al corteo in Viale della Vittoria ad Ancona (foto Simone Paoletti)
I resistenti della Baldini al corteo in Viale della Vittoria ad Ancona (foto Simone Paoletti)

Intanto oggi, nel giorno della liberazione, per dare visibilità alla loro protesta i resistenti sono andati ad Ancona, in centro, per un corteo. Con i loro striscioni si sono accodati alla marcia celebrativa che, partita dal monumento ai caduti del Passetto ha attraversato tutto Viale della Vittoria per sfociare in Piazza Cavour.

Qui, hanno incontrato, fra gli altri, Antonio Mastrovincenzo, presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche; il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli; l’assessore dorico Stefano Foresi, l’onorevole Lodolini, tutti di area PD. «Tante fotografie, tante chiacchiere, qualche promessa ma fatti zero» ribadisce Paoletti.

Nell’occasione, anche i sindacalisti Fiom hanno avvicinato i resistenti chiedendo loro come mai alla Baldini non ci fosse la presenza del sindacato. Come a dire che se non ci sono iscritti loro non possono intervenire.

«Non ci sono iscritti al sindacato – ironizza Sandro Baldini – perché gli operai non pagano la tessera». Gli fa eco il geometra Paoletti: «Non ci sono perché non ce n’è bisogno. Ogni problema lo abbiamo sempre risolto in armonia con il titolare».

Ancona. I resistenti in Piazza Cavour
Ancona. I resistenti in Piazza Cavour

Altro che “chiacchiere e distintivo”, alla Baldini titolare e dipendenti da sempre sono abituati a fare i fatti. In piena trasparenza e solidarietà.

Domani, mercoledì 26 aprile, s’incontreranno il sindaco di Camerano e il direttore dell’autostrada 7° tronco; mentre giovedì 27 aprile, alle 10, presso il Comune di Camerano è fissata una conferenza dei servizi  fra le parti per fare il punto. Sono stati invitati oltre al sindaco Annalisa del Bello, padrona di casa, il centro operativo polizia stradale 7° tronco di Pescara; il compartimento polizia stradale Regione Marche di Ancona; la Procura della Repubblica di Ancona; Autostrade per l’Italia; Conero frantumazioni Ancona; Multiservizi Spa; Ministero Infrastrutture e Trasporti; Prefettuta di Ancona; carabinieri di Camerano.

Chiudiamo con le parole di Sandro Baldini, auspicando per contro che la riunione di giovedì sia decisiva per redimere la questione una volta per tutte: «Non vorrei fosse l’occasione per allungare il brodo”.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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