Caso Baldini: la “persecuzione continua” di Autostrade per l’Italia

Al limite della tragicommedia la vicenda del cavalcavia 166 sulla A14

Camerano – Non c’è pace per la Conero Frantumazioni di Sandro Baldini e per i suoi quindici dipendenti in merito alla vicenda del ponte – il cavalcavia 166 sulla A14 – che Autostrade per l’Italia ha declassato portando il transito dei mezzi pesanti da 72 a 12 tonnellate.

Di fatto, bloccando l’attività lavorativa dell’azienda cameranese dal momento che quel ponte è l’unica via percorribile dai suoi mezzi sia in entrata sia in uscita.

Il cavalcavia 166 con Il cartello che vieta il passaggio a mezzi con peso superiore alle 12 tonnellate

Questa mattina, di fronte all’ennesima provocazione di Autostrade per l’Italia, Baldini e dipendenti hanno consegnato alla stampa un comunicato che sottolinea l’esasperazione cui è arrivata la vicenda, dal titolo più che esplicito: “LA PERSECUZIONE CONTINUA”.

“Il giorno 9 maggio 2017 – recita il comunicato – il Tribunale del Riesame di Ancona ha stabilito la rimozione immediata delle barriere jersey posizionate abusivamente sulla proprietà della nostra azienda il 13 aprile scorso da Società Autostrade per l’Italia spa”.

La rimozione di quelle barriere da parte della ditta Baldini – poi riposizionate da Autostrade – aveva prodotto allo stesso una denuncia per furto da parte della società Autostrade. Con la sentenza del 9 maggio il giudice ha condannato quest’ultima alla rimozione perché: “il reato di furto aggravato di cui il geom. Sandro Baldini era accusato di fatto non sussiste”.

Inoltre, la sentenza del 9 maggio intimava alla società Autostrade la rimozione immediata delle barriere jersey.

La rimozione delle barriere jersey da parte di Autostrade spa

“Autostrade per l’Italia  continua il comunicato – ha rimosso tali ostacoli l’11 maggio, dopo ben 2 giorni. Ma non è venuta a mani vuote. Gli operai che sono venuti a caricare  le jersey abusive, hanno scaricato dal camion 4 “panettoni” in cemento posizionandoli questa volta sulla loro proprietà, cioè sul ponte 166, come atto manifesto di potere assoluto persecutorio”.

Il cavalcavia 166 sulla A14. Il camion di Autostrade per l’Italia se ne va dopo aver caricato le barriere jersey e posizionato, sul ponte, 4 “panettorni” in cemento

Una dichiarazione forte, quella espressa nel comunicato, ma che trova ampia conferma nelle righe successive.

 

“La persecuzione non finisce l’11 maggio – si legge infatti nel documento – il giorno successivo, il 12, abbiamo trovato sopra il ponte 3 operatori di Autostrade e 3 agenti di polizia in borghese venuti a sequestrare l’area occupata dai panettoni in cemento;  circa 4,80 metri quadrati con relativa segnaletica stradale. Agli stessi panettoni, hanno appiccicato una comunicazione di area sottoposta a sequestro penale con decreto di sequestro preventivo 2142/17 concesso in data 11 maggio 2017”.

L’atto di sequestro penale posizionato sui panettoni

Ma non è ancora finita. Contestualmente all’operazione di sequestro: “il titolare dell’impresa geom. Sandro Baldini – spiega il comunicato – riceveva l’informazione di persona sottoposta alle indagini sul diritto di difesa. Praticamente, veniva indiziato del reato di cui all’art. 432 c.p. che recita: Attentati alla sicurezza dei trasporti”.

“Il vocabolario italiano alla parola persecuzione, recita: insieme di atti ostili volti a danneggiare, eliminare, una persona o un gruppo di persone”.

“Questo è quello che sta accadendo al titolare dell’impresa geom. Sandro Baldini e ai suoi dipendenti – si legge ancora nel comunicato – ma quanto costano allo Stato questi atti intimidatori? È dal 2016 che la Baldini subisce pressioni e atti persecutori (tutti dimostrabili), che distolgono risorse mentali, fisiche ed economiche. Ci hanno reso la vita impossibile. Vogliono far chiudere l’azienda, come dimostrato dal loro rifiuto di partecipare alla seconda conferenza dei servizi determinante per decidere sulla strada alternativa provvisoria, quella che sbuca verso Osimo Stazione, e che potrebbe permettere il passaggio dei mezzi pesanti. Un passaggio indispensabile per farci proseguire le attività lavorative”.

La conclusione del comunicato è altrettanto dura.

“Alla società Autostrade per l’Italia spa, non importa assolutamente niente della sorte delle ditte:  non vogliono fare un collaudo che durerebbe poche ore malgrado la disponibilità di Sandro Baldini a pagare le spese di un tale intervento.

  • Al momento di concretizzare l’eventuale ipotesi del passaggio provvisorio lungo la strada alternativa, si tirano indietro.
  • Per giustificare il posizionamento abusivo dei new jersey, nonostante l’assoluzione piena dall’accusa di furto aggravato, indiziano per Attentati alla sicurezza dei trasporti il geometra Sandro Baldini.
  • Nell’ultimo mese i dipendenti Baldini sono stati trattati da delinquenti anziché da onesti padri di famiglia e grandi lavoratori quali sono. Per la prima volta nella loro vita hanno conosciuto e visto tutti i reparti operativi delle forze dell’ordine.

La situazione è pesante. Sandro Baldini e i suoi i dipendenti vogliono solo una cosa: LAVORO, GIUSTIZIA E NON ESSERE PIÚ PERSEGUITATI !”


2 commenti alla notizia “Caso Baldini: la “persecuzione continua” di Autostrade per l’Italia”:

  1. Corrado says:

    Salve. Mi sembra che il ponte di accesso all’area Baldini, fosse inizialmente costruito da Autostrade per dare accesso ad una famiglia contadina che abitava in. Quel fazzoletto di terra intrappolato tra le strade etc.. Quindi il ponte fu pensato e costruito per un traffico limitato e non. Pesante ne frequente. Poi Baldini. Iniziò la sua opera di smaltimento e trattamento inerti . Ovvio che il ponte non può rispondere ad un traffico così pesante. Ma una tantum penso alla difesa di una società che solitamente schiaccia tutti senza scrupoli. Credo che il rifacimento o quant’altro sia necessario, spetti alla. Baldini che se ne deve far carico. Mi sembra di aver sentito che Autostrade chieda un contributo di soli € 250.000 per sistemare ed adeguare l’opera l pesante passaggio a cui è sottoposta. Il Signor Baldini penso e credo che sia in situazione economica tale da poter fare questa spesa. Il suo lavoro è. In un momento felice, come tutte le attività di riciclaggio, visti anche i suoi investimenti. Non trovo giusto che una società quasi pubblica, si accollo. Le. Spese per un privato che per ora ha avuto la fortuna di usare un ponte che certo non può continuare ad esser usato in quella maniera.

    • Buongiorno Corrado. Chiedo scusa se le rispondo solo ora. Il ponte è stato costruito insieme all’autostrada e collaudato all’epoca per sopportare 72 tonnellate. La ditta Baldini lì dov’è ora è stata messa 20 anni fa perché dov’era prima procurava qualche problema alle aziende vicine (è stato cambiato appositamente il piano regolatore del Comune di Camerano per alloggiarlo in quel sito). E per 20 anni i mezzi della Baldini sono transitati regolarmente sul ponte con mezzi che a pieno carico pesavano dalle 40 alle 70 ton. Ma non solo, durante i lavori per la costruzione della terza corsia della A14 la stessa Autostrade per l’Italia – attraverso la sua controllata Pavimental – ha attraversato quel ponte almeno 2000 volte (documentate), con camion che pesavano 70 ton. Ci è passata anche per tutto il giorno successivo al posizionamento del cartello di divieto di transito oltre le 12 ton.
      Ultima annotazione. Il ponte è di proprietà di Autostrade per l’Italia, mentre la strada di accesso ad esso è di proprietà di Baldini. Baldini, per 20 anni, era autorizzato a passare su quel ponte (era la conditio sine qua non per il suo trasferimento in quel sito). Perché Baldini dovrebbe accollarsi la spesa di rifacimento di un ponte che non gli appartiene? Se lo facesse, coprirebbe (complice), la mancata manutenzione su quella struttura che spetta ad Autostrade e che la stessa non ha mai fatto in oltre 20 anni. (così come non l’ha mai fatta sugli altri ponti similari che possiede lungo le tratte che gestisce, e sono centinaia… Per Autostrade, anziché spendere svariati milioni di euro in manutenzione ponti, è molto più comodo e molto meno dispendioso piazzare un cartello (arbitrariamente), che declassa il tonnellaggio da 72 a 12. Senza aver fatto neppure un collaudo e basandosi su percentuali di probabilità teoriche piuttosto che su dati reali ed accertati. D’altro canto, secondo lei, perché Autostrade si rifiuta di collaudare quel ponte? Buona giornata.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Procida Capitale Cultura 2022, Ancona non ce l’ha fatta!

Il sindaco Valeria Mancinelli: “il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti”


Ancona, 18 gennaio 2021 – Nella mattinata odierna la commissione del MiBACT presieduta da Stefano Baia Curioni ha proclamato la città di Procida (foto) Capitale italiana della Cultura per il 2022. All’annuncio dato dal ministro Dario Franceschini, sull’isola si è scatenato un tifo da stadio.

I complimenti della commissione, al termine della cerimonia d’assegnazione, sono andati tutti al sindaco Raimondo Ambrosino e al suo staff. La motivazione ha premiato la congiunzione tra il valore del progetto, la sostenibilità economica e le sue ricadute socio culturali. «Siamo strafelici – ha esultato fra le lacrime il sindaco Ambrosino – è un’opportunità storica per noi, per tutte le isole e per l’Italia meno in luce».

Delusione per la città di Ancona, anche se mascherata da ottimismo. La città dorica non ce l’ha fatta a convincere i membri della commissione con il suo progetto incentrato tra l’altro sulla cultura dell’Altro, sull’intenzione di far diventare ordinario lo straordinario, come aveva spiegato l’assessore Paolo Marasca in sede di audizione con il MiBACT.

«È stata appena proclamata la Capitale italiana della cultura 2022. La scelta è caduta su Procida. Mi complimento con il collega sindaco e la comunità dell’isola – il commento ufficiale del sindaco Valeria MancinelliSiamo fieri delle parole del presidente della commissione che ha valutato i progetti e ne ha sottolineato il valore, non solo nazionale ma anche europeo. Siamo anche felici di come è stata motivata la scelta della capitale perché la linea su cui si è mossa Procida e il messaggio che ha voluto lanciare hanno molte affinità con il nostro. Dunque siamo sulla strada giusta. Come ho più volte ribadito il nostro progetto, popolare, di crescita e di sviluppo, va avanti. E lo realizzeremo insieme».

Dunque, nonostante i suoi 2400 anni di storia ed un progetto ampio e variegato, Ancona non ce l’ha fatta. Bocciata per il secondo anno consecutivo dopo il primo tentativo del 2020. A batterla è stata Procida, una cittadina di poco più di 10mila abitanti che si affaccia sul mare del Golfo di Napoli, resa famosa a livello internazionale da Massimo Troisi che qui ha girato molte scene del film Il Postino.

Ancona e Procida, due città bagnate dal mare. 100mila abitanti contro 10mila. Con tutta probabilità, le acque del Golfo di Ancona sono diverse da quelle del Golfo di Napoli. Nonostante la delusione per un’opportunità mancata di crescita importante sul piano socio-culturale e turistico, dal capoluogo delle Marche un in bocca al lupo sincero a Procida: sull’isoletta il 2022 sarà un anno fantastico!

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