Camerano – Vacanze al Conero per John Fellowes il big dell’imprenditoria americana

Due giorni a Portonovo con la famiglia. La scelta legata alla presenza, a Camerano, di Fellowes Leonardi, sede italiana del gruppo

Camerano – Ha scelto la Riviera del Conero per trascorrere due giorni di sole e mare con la famiglia il big dell’industria statunitense John Fellowes, a capo di Fellowes Inc, uno dei più importanti gruppi internazionali nel settore dei prodotti per l’ufficio che annovera tra i suoi clienti persino il Governo americano.

Camerano – In prima fila da sinistra: Paolo Leonardi, Monica Leonardi e John Fellowes

Da Chicago, dove si trova il quartier generale del gruppo, 100 anni di storia, che conta sedi operative in 24 Paesi, Fellowes ha voluto inserire fra le tappe di una vacanza in Italia con moglie e figli anche la baia di Portonovo in quanto particolarmente legato al territorio per la presenza, a Camerano, della Fellowes Leonardi, la sede italiana del gruppo guidata da Paolo Leonardi, già ex presidente di Confindustria Ancona, e dalla sorella Monica Leonardi.

L’imprenditore è rimasto piacevolmente colpito dalla bellezza dei luoghi, con le sue incantevoli spiagge e il mare cristallino. Una tappa breve ma ricca di emozioni per Fellowes, che ha anche trascorso una giornata in barca con la famiglia Leonardi alla scoperta delle suggestive insenature della Riviera per poi fermarsi a cena con tutti i dipendenti di Fellowes Leonardi.

Ceo di Fellowes Inc, John Fellowes è ai vertici di una multinazionale che ha innovato il settore dei prodotti per ufficio, introducendo per prima sul mercato le scatole in cartone portadocumenti e i distruggidocumenti per uso personale.    

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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