Camerano – Vacanze al Conero per John Fellowes il big dell’imprenditoria americana

Due giorni a Portonovo con la famiglia. La scelta legata alla presenza, a Camerano, di Fellowes Leonardi, sede italiana del gruppo

Camerano – Ha scelto la Riviera del Conero per trascorrere due giorni di sole e mare con la famiglia il big dell’industria statunitense John Fellowes, a capo di Fellowes Inc, uno dei più importanti gruppi internazionali nel settore dei prodotti per l’ufficio che annovera tra i suoi clienti persino il Governo americano.

Camerano – In prima fila da sinistra: Paolo Leonardi, Monica Leonardi e John Fellowes

Da Chicago, dove si trova il quartier generale del gruppo, 100 anni di storia, che conta sedi operative in 24 Paesi, Fellowes ha voluto inserire fra le tappe di una vacanza in Italia con moglie e figli anche la baia di Portonovo in quanto particolarmente legato al territorio per la presenza, a Camerano, della Fellowes Leonardi, la sede italiana del gruppo guidata da Paolo Leonardi, già ex presidente di Confindustria Ancona, e dalla sorella Monica Leonardi.

L’imprenditore è rimasto piacevolmente colpito dalla bellezza dei luoghi, con le sue incantevoli spiagge e il mare cristallino. Una tappa breve ma ricca di emozioni per Fellowes, che ha anche trascorso una giornata in barca con la famiglia Leonardi alla scoperta delle suggestive insenature della Riviera per poi fermarsi a cena con tutti i dipendenti di Fellowes Leonardi.

Ceo di Fellowes Inc, John Fellowes è ai vertici di una multinazionale che ha innovato il settore dei prodotti per ufficio, introducendo per prima sul mercato le scatole in cartone portadocumenti e i distruggidocumenti per uso personale.    

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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