Camerano – Sparite le porte da calcetto al campetto Ballarini

I bidoni della spazzatura utilizzati come pali

Camerano – Da circa tre mesi le porte da calcetto presso il campetto Ballarini, adiacente alla Tensostruttura, sono letteralmente sparite. Non ci sono più, e quei pochi ragazzi che si ostinano a voler comunque tirare calci ad un pallone le hanno sostituite con i bidoni dell’immondizia.

Non sono poche le lamentele giunte in redazione per sottolineare il disagio, al punto che Corriere del Conero si è sentito in dovere d’approfondire la questione. Le porte, alla fine, non sono sparite. Sono state rimosse dall’ufficio tecnico del Comune. “Erano in uno stato di degrado tale – ci hanno comunicato – che è stato necessario rimuoverle per salvaguardare l’incolumità dei ragazzi”.

E questo è giusto, sacrosanto. Potevano rovinare addosso a qualche ragazzo procurandogli seri danni. Quel che non si spiega è il tempo necessario all’Amministrazione per procedere alla loro sostituzione. Tre mesi sono eccessivi per un simile intervento, senza contare che l’assenza delle porte è coinciso con il periodo estivo che vede un uso frequente della struttura da parte dei giovani liberi dagli impegni scolastici.

“È la burocrazia, bellezza!”, si potrebbe affermare. Senza allontanarsi troppo dalla verità. L’ufficio tecnico, resosi conto della pericolosità delle porte, le ha portate via. Ma l’Amministrazione non aveva previsto la spesa e si è dovuto correre ai ripari mettendo a bilancio l’intervento. Mesi e mesi di duro lavoro contabile per arrivare, finalmente, ad una soluzione.

Camerano – Ecco come si presenta allo stato attuale l’unico spazio libero disponibile in città per il gioco del calcetto e attività varie

“Le porte nuove – si sbilanciano dall’ufficio tecnico – verranno ripristinate e messe al loro posto nell’arco di una ventina di giorni. Comunque, per agosto”. Bè, quattro mesi per l’acquisto di due porte da calcetto sono un tempo accettabile, no? Inoltre, se si considera che per l’occasione l’Amministrazione provvederà anche al rifacimento delle reti di recinzione del campetto, di che ti lamenti?

Per come funzionano le cose a Palazzo, abbiamo la netta sensazione che questa estate i nostri figli si dovranno accontentare dei bidoni della spazzatura. D’altro canto noi, ai nostri tempi, per terra a mo’ di palo ci mettevamo i libri e le cartelle. O, alla peggio, due pietre. Ragazzi, un po’ di fantasia, su!


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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