Camerano – Spacciava hashish nei giardini di Via Papa Giovanni XXIII

Denunciato un operaio 42enne residente a Camerano

Camerano – È stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona per il reato di: detenzione illegale di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio”, un pregiudicato locale identificato per  B. A. nato ad Ancona nel 1975, residente a Camerano, separato, operaio, pregiudicato.

I carabinieri lo hanno sorpreso ieri sera mentre si aggirava con fare sospetto e guardingo in Via Papa Giovanni XXIII, all’altezza dei giardini pubblici. Alla vista dei militari l’uomo ha tentato di dileguarsi non facendo altro che attirare ulteriormente su di sé l’attenzione della pattuglia.

Camerano – L’hashish sequestrano al 42enne cameranese

Fermato e perquisito sul posto, gli hanno trovato nella tasca posteriore dei pantaloni 50 grammi di hashish in un unico pezzo.  La perquisizione è stata estesa anche all’abitazione del pregiudicato dove, nascosto in garage, è stato trovato altro stupefacente, sempre hashish, pari a circa 2 grammi.

I 52 grammi complessivi, che dovevano servire per lo spaccio serale nei giardini pubblici comunali, sono stati sottoposti a sequestro, mentre l’uomo è stato condotto negli Uffici comunali dell’Arma per gli ulteriori adempimenti legali.

Al termine delle formalità di rito il 42enne è stato denunciato a piede libero e a suo carico è stata redatta la misura di prevenzione per l’irrogazione dell’avviso orale, trasmessa alla competente Questura di Ancona.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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